Pubblichiamo volentieri il punto di vista come sempre brillante della giornalista Flavia Perina, pur rimanendo appassionate fan di Drusilla Foer.
Il copione è già scritto, la polemica del Sanremo 2022 sarà la presenza di un uomo vestito da donna tra le cinque donne del Festival. Si poteva fare di meglio.
Nel secolo vecchio la Rai faceva leggere a Paolo Poli “Cuore”, nel nuovo consideriamo una sorprendente innovazione Gianluca Gori in arte Drusilla Foer, scritturato/a in nome della diversità sperando – immagino – nell’impennata del sen. Pillon (che ha già dichiarato il suo sconcerto) e nell’immancabile denuncia in Procura del Moige. So che Drusilla è simpatica alle Contemporanee, anzi più che simpatica – Drusilla piace moltissimo a tutte – ma a me dice poco. Non capisco con esattezza su cosa ironizzi il suo personaggio: il birignao di certe altoborghesi? Le manie femminili nella terza età? (Mi viene da pensare: aridateci Franca Valeri, che la signorina snob la faceva già nei ‘60 ma sapeva fare pure la Sora Cecioni e Cesira la manicure, oltre che recitare Pirandello e Cocteau).Magari sarebbe stato più interessante travestire Paola Cortellesi da uomo sui sessanta e regalarci quel che la tv italiana ancora non ci ha dato, una satira fatta ammodo del maschio di mezza età con attico in centro recitata da una donna en travestì: io avrei riso di più, forse anche le altre.
La maschera della lady dei salotti è molto raccontata, quella del signore della Tribuna d’onore dell’Olimpico assai meno e mi piacerebbe vedere una brava rappresentarla dando modo al pubblico femminile di dire: eccolo là, è proprio mio marito – il mio capo – il mio commercialista – l’onorevole incontrato sul Frecciarossa.
L’uomo che fa la donna, peraltro, è un grande classico anche della Rai, intendo la Rai antica, quella che metteva i mutandoni alle ballerine e tuttavia già nel 1959 consentiva a Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello di prendere in giro una celebre inchiesta di Ugo Zatterin sul lavoro femminile vestendosi da femmina per impersonare surreali mondine, prostitute e collaudatrici di piatti infrangibili. Pure in quel memorabile sketch c’era una specie di Drusilla, che usciva elegantissima e impettita da un portone nobiliare: era Vianello, faceva la ladra di biciclette (si fornisce a riprova il link).
Chissà se Pillon e il Moige lo sanno. Chissà se lo sanno i fan di Drusilla, oggi qualificata con descrizioni iperboliche tipo: “Personaggio irriverente e antiborghese”. “Attrice, cantante, autrice, icona di stile e regina del web”. “Una vera e propria artista poliedrica”. “Ha la grazia di Marlene Dietrich, i motti di spirito di Marta Marzotto, l’intelligenza snob di Franca Valeri” (e via così, manca solo la bellezza di Marilyn e l’intelligenza della Curie).
Comunque, ho letto molte sue interviste e guardato i suoi video. I testi sono aggiornate repliche delle lettere a Donna Letizia che leggevo da ragazzina su Grazia, e non escludo che a quelle si sia ispirata: l’elogio del bon ton e dell’educazione, la lezione delle nonne che è sempre la più giusta, il rifiuto degli eccessi – gli abiti troppo scollati, diamanti troppo grossi – e l’elogio di competenze dimenticate come l’arte di scendere le scale con i tacchi senza guardare i gradini.
Capisco che la cosa possa deliziare gli over-70 che sono ormai il pubblico di riferimento della tv generalista, ma voi, ragazze?
Voi che spammate sui social i monologhi di Ellen DeGeneres non percepite la differenza? Non viene il dubbio che, insomma, più che un passo avanti sia uno indietro?
Vabbè, prendiamola con leggerezza. Paolo Poli è morto, la Valeri pure e una DeGeneres da noi non può esistere. Drusilla-Gianluca è il massimo dell’”irriverenza antiborghese” che i tempi e la scena italiana ci consentono, quindi teniamocela e applaudiamola pure.
Peraltro, pure la controparte è scesa assai di tono. Le denunce contro Poli le faceva un futuro Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, quelle contro la Foer le farà probabilmente Mario Adinolfi: non è davvero il caso di incaponirsi più di tanto sulla questione.

