Istantanea

Gli agenti ICE hanno ucciso Alex Pretti

La morte di Alex Pretti, 37 anni, infermiere, ucciso a Minneapolis durante un’operazione dell’ICE, non è un episodio che può essere archiviato come “tragico incidente”. È oramai un fatto politico, e di responsabilità a cui le istituzioni non si possono più sottrarre.

La versione ufficiale parla infatti di una minaccia e di una reazione necessaria; secondo gli agenti, Pretti si sarebbe avvicinato armato di pistola semiautomatica, ed avrebbe opposto una violenta resistenza. Ma le immagini circolate, le testimonianze e la dinamica complessiva raccontano un’operazione degenerata rapidamente in uso eccessivo della forza, in un contesto urbano, davanti a civili, senza che emergano elementi chiari di un pericolo imminente tale da giustificarne l’esito mortale.

Alex Pretti non era un bersaglio armato in una zona di guerra. Secondo le immagini, l’uomo stava riprendendo un’operazione ICE con il proprio telefono cellulare, soffermandosi su un agente che spintonava una donna sino a farla cadere a terra. Dopo aver tentato di difendere una seconda donna, Pretti era stato immobilizzato e colpito con dello spray al peperoncino. Poi, l’avviso tra gli agenti circa la presenza di una presunta arma, ed i colpi mortali.

Secondo i testimoni oculari – un giovane medico, ed una donna in possesso di un chiaro video della sparatoria – Pretti era disarmato ed inerme, quando è stato colpito alla schiena.

Anche un terzo testimone – che avrebbe assistito alla scena da una finestra – avrebbe parlato di un uso della forza deliberato da parte degli agenti contro Pretti, colpito a morte senza rappresentare alcuna minaccia.

Anche numerose star di Hollywood avrebbero ormai preso posizione contro questi gravi episodi, che segnalano un modello operativo dell’ICE sempre più aggressivo, militarizzato, spesso impermeabile al controllo pubblico. Non in ultima, anche l’attrice premio Oscar Natalie Portman ha denunciato apertamente quanto accaduto, ricordando che far rispettare la legge non può mai significare sospendere i diritti umani.


Quando un’agenzia federale può uccidere durante un’operazione ordinaria e rifugiarsi immediatamente dietro una versione ufficiale contestata dai fatti, il problema riguarda un’intera società.

La morte di Alex Pretti pesa perché non doveva accadere. E pesa ancora di più perché rischia di diventare l’ennesimo caso normalizzato, assorbito dal rumore di fondo di una violenza sempre più istituzionalizzata.

TAGS

CONTRIBUTOR

  • Le Contemporanee

    Le Contemporanee, il primo media civico in Italia dedicato alle donne e contro ogni discriminazione. I contributi contenuti nel media civico con autore "LeC", sono testi e contenuti a cura del nostro staff.

    Visualizza tutti gli articoli

COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di LeContemporanee.it per rimanere sempre aggiornato sul nostro Media Civico