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L’Europa c’è, grazie all’Ucraina

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a cura de Le Contemporanee


Sono ore drammatiche e seguiamo passo passo quel che accade. L’invasione russa in Ucraina era davvero inimmaginabile, come ci ripetiamo, o non abbiamo voluto vedere? Oggi il futuro ucraino e quello dell’Unione europea è nelle nostre mani. Ed è bene prenderne coscienza, con coraggio e lungimiranza.

L’Unione europea, l’Ucraina, il nostro futuro. La storia in un momento. 

a cura di Valeria Manieri


Sono giorni che guardiamo questo brutto film dal sapore novecentesco. Nonostante le trattative avviate, con poca convinzione, da russi e ucraini, Putin continua nel suo piano di lucida ferocia, rinchiuso in un “mondo fantastico” in cui interpreta il liberatore di un popolo ucraino vittima di “nazifascisti” (che esistono, ma non sono certo la maggioranza) pericolosi per il suo progetto egemonico in stile sovietico o peggio ancora. Davanti a una narrazione da tempo ripetuta a mezzo stampa da Putin, si intuisce facilmente la realta’ parallela in cui vive da anni l’ultimo Zar russo: difficile intravedere attraverso le sue lenti distorte spiragli almeno di tregua, se non di pace, nonostante le durissime sanzioni europee e internazionali senza precedenti. Siamo tutti spaventati davanti alla minaccia, neppure troppo velata, di un utilizzo di bombe nucleari a est o magari in importanti nazioni europee, inutile negarlo. Siamo spaventati anche dal conoscere da vicino e direttamente la parola guerra, specialmente quando si intuisce che la diplomazia non funziona. Intanto l’assedio a Kiev prosegue e si intensifica. I satelliti comunicano una fila di 60 km di carriarmati lungo le strade ucraine diretti verso la capitale. Si parla di reparti di maternita’ colpiti dai militari russi e da bombardamenti. Di civili morti e di bambini ammazzati. Draghi in queste ore ha tenuto un discorso di grande spessore e coraggio e ha certificato in sostanza che siamo pronti a prepararci al peggio pur di proteggere non solo l’Ucraina da una aggressione inaccettabile, ma anche la stessa Europa, che si vede minacciata a est ormai in modo piuttosto palese e inatteso. 

Zelensky in videoconferenza al Parlamento europeo chiede la vicinanza dell’Europa e la trova. L’Unione europea avvia processo di adesione dell’Ucraina, in modo irrituale ma con un alto valore simbolico.

Qualcuno dice che questo gettera’ benzina sul fuoco in una situazione gia’ tesa. Forse chi lo dice non si rende conto che siamo gia’ in guerra e che non solo l’Ucraina, ma anche l’Unione europea sono sotto attacco. I nostri confini a est non sono piu’ sicuri. E’ bene dircelo con chiarezza e accettarlo, capendo il da farsi. Il progetto di Putin e’ imperialista e certamente non pacifico, dalla Crimea al Mar Baltico, passando per la Bielorussia e appunto per l’Ucraina, e il poco che ancora ci separa. Sorprendentemente anche i paesi a est dell’Unione europea, il cosiddetto blocco Visegrad, si sono ricompattati di fronte all’aggressore russo. In queste ore si fa la storia dell’Ucraina e quella dell’Unione europea.

Una Unione che da giovedì scorso, improvvisamente, si è scossa dal proprio torpore, trovando, in una crisi senza precedenti, la forza per essere finalmente se stessa: una potenza globale, con dei valori democratici da difendere, con una propria politica estera comune e forse, vivaiddio, una difesa comune. Un salto in avanti inimmaginabile fino a poco tempo fa.

Come del resto non pareva possibile nemmeno il Next Generation Eu o il congelamento del patto di stabilita’ fino a prima della pandemia da covid. E’ un momento di grandi cambiamenti, improvvisi. E’ vero, l’Europa e l’Unione sono un processo. La Ue ha tempi e regole precise.

Ma l’Ucraina ci sta insegnando quel che conta davvero: occorre metterci il cuore, difendere i diritti, non avere paura, anche quando paura se ne ha. Anche quando si rischia di perdere tutto, come stanno perdendo tutto quanti lottano tra i palazzi e le strade di Kiev, asserragliatI, o quanti sono in trappola a Mariupol e ancora stremati a Kharkiv e in moltissime citta’ ucraine, fino al Donbass e ai confini con la Crimea. 

Sino ad oggi i processi di annessione alla Ue sono stati lenti, faticosi, giustamente meticolosi, ma spesso si sono arenati determinando conseguenze enormi. Per coloro che hanno mancato l’adesione e anche per l’Unione stessa. Basti pensare alla Turchia e a cosa e’ accaduto dopo. Qualcuno della Commissione europea oggi, in una conversazione privata, mi ricordava giustamente che il processo di adesione dell’Ucraina alla Ue sarebbe dovuto iniziare gia’ nel 2004. Cosi’ non e’ stato, per tante ragioni, ma con le conseguenze che oggi abbiamo davanti agli occhi. Il non agire e per tempo, ha sempre delle conseguenze disastrose.

L’adesione alla Ue e’ politica estera, forse oggi ce ne rendiamo conto. E quanto siamo stati miopi a non capirlo prima. E’ anche vero che esistono paesi in Europa che stanno dando filo da torcere e preoccupazioni sul fronte nazionalista e sullo stato di diritto.

E ciò dovrebbe suggerire prudenza. Ma se immaginiamo una patria europea e non solo una Europa delle patrie, la storia insegna che gli Stati Uniti d’Europa possono costruirsi grazie a slanci, coraggio e prove durissime. Anche attraverso dei conflitti, purtroppo. E nessun paese in Europa fino a oggi e’ stato mai pronto a morire pur di difendere il proprio diritto a esistere e con esso il sogno europeo, ricordato chiaramente da un Presidente che si e’ rivelato sopra ogni aspettativa come Zelensky e come appare chiaro dalle parole drammatiche e fortissime del sindaco di Kiev:  “La città potrebbe resistere a lungo alle forze di Mosca.

Siamo pronti a combattere e pronti a morire per il nostro Paese. Vediamo il nostro futuro come un Paese europeo, moderno e democratico. Questo è tutto. Nessuna discussione. È il nostro obiettivo. Stiamo combattendo per questo. Stiamo combattendo per il nostro Paese. Stiamo combattendo per il nostro sogno”.

Il Presidente Draghi ha ricordato come forse la Russia si aspettasse di trovare un occidente privo di slancio e troppo preoccupato a proteggee il proprio benessere. Non e’ stato cosi. L’Europa c’e’. Finalmente.

LA PAROLA A VOI

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  • Valeria Manieri

    Classe 84, esperta di comunicazione e politica, Cofounder de Le Contemporanee. Lavora da anni con Radio Radicale e collabora con diverse testate, tra cui Io Donna - Corriere della Sera, Il Foglio e Milano Finanza.

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