Istantanea

Perchè One Day, di David Nicholls – oltre che una struggente storia d’amore – è un appassionato apologo femminista

Il reboot targato Netflix di One Day, romanzo di David Nicholls già confluito in un film di successo nel 2011, ci ricorda come e perchè – oltre al dolore di un amore impossibile- l’assoluto protagonista di questa intensa vicenda, che copre un arco di vent’anni, è un potente inno alla forza carismatica e trasformativa delle donne

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“Se a San Svitino ti piove in testa, vedrai che qualcosa resta!”

E’ l’alba del 15 luglio 1988, giorno per tradizione dedicato al culto del vescovo anglosassone Svitino di Winchester, quando Emma Morley e Dexter Mayhew si incontrano per la prima volta, in occasione della festa di laurea degli studenti dell’Università di Edimburgo.

Ad una spiccia occhiata, risulterebbe immediato concludere che poco e nulla abbiano in comune: arrogante, bello e sicuro di sè lui, rampollo di una famiglia benestante che ogni agio gli ha concesso, quanto cervellotica e fragile lei, studentessa modello di Leeds trincerata dietro un paio di spessi occhiali, e ad una iconica t-shirt oversize che auspica il disarmo nucleare.

Eppure, la notte di San Svitino (ed il giorno che vi farà seguito, in cui insieme scaleranno, con un palpabile imbarazzo commisto all’improvvisa famigliarità che li unirà per tutta la vita, l’Arthur’s Seat) darà inizio ad un legame intenso e tormentato, che si protrarrà per oltre vent’anni, suscitando la commozione di quanti ne abbiano letto.

Sì. Perchè Emma Morley e Dexter Mayhew altri non sono, se non le riuscite – ed intensamente amate – creature dello scrittore e sceneggiatore britannico David Nicholls, autore di svariati bestseller tra cui, per l’appunto, One Day, pubblicato in Italia nella sua prima edizione, a cura di Neri Pozza, ben quattordici anni fa.

Perchè si torna dunque a parlare proprio oggi di questo straziante, tenero e vivido racconto di un amore osteggiato da un destino shakespeariano? Sicuramente, grazie al riuscito reboot targato Netflix di Un giorno che, prendendo le mosse sia dal soggetto originale di Nicholls, sia dal già di per sè fortunato film del 2011, con il Premio Oscar Anne Hathaway e Jim Sturgess, concede nuova vita alle vicende di Em e Dex, nel formato di una miniserie di 14 episodi.

In questa versione coeva, l’alto compito di interpretare la coppia di eterne anime gemelle è spettato a Leo Woodall, già protagonista della serie HBO White Lotus, e ad Ambika Mod, eroina del medical-comedy drama della BBC This is Going to Hurt.

Riuscire a vedermi nei panni di Emma è stato il risultato di un processo piuttosto lungo e complesso, per me Ha spiegato infatti Mod, figlia di una coppia indiana emigrata in Gran Bretagna in giovane età- Era piuttosto evidente che dovesse essere stata concepita come una donna “bianca”: d’altro canto, nella versione precedente era stata interpretata da Anne Hathaway, che risulta davvero differente da me, dal punto di vista estetico.

Inizialmente, ho pensato addirittura di rifiutare il ruolo: non riuscivo a concepirmi come l’interesse sentimentale di qualcuno così “lontano” da me, come, per l’appunto Dexter/Leo. Poi, ho compreso però che la scelta di una giovane donna “di colore” avrebbe potuto non soltanto costituire una modalità per attualizzare la storia; ma anche per mostrare a tutte le ragazze là fuori, che si sentono invisibili perchè non rappresentate, perchè “non somiglianti” alle attrici che tradizionalmente vediamo comparire sui nostri schermi, che non solo è possibile esistere; ma anche rivendicare il diritto di vivere la propria vita, e l’amore, con assoluta pienezza. Proprio come Emma fa.

Non soltanto la felice scelta di casting trasforma tuttavia One Day in un potente racconto femminista; ma la stessa impronta onnipresente di Nicholls fa di questo affresco generazionale un appassionato inno alle donne, a partire dalla lapidaria citazione tratta da Tess dei D’Urbeville, celebre romanzo di Thomas Hardy e precursore vittoriano di un approccio di genere del tutto consapevole.

Perchè se è vero che una lettura superficiale potrebbe suggerire che l’abnegazione di Emma per Dexter la abbia spesso condotta a vivere in perpetua attesa di un amore impossibile, troppo distratto per accorgersi realmente di lei, un’analisi più attenta non può che condurci anzi a deliberare che David Nicholls, proprio come Hardy, non possa esser che considerato un convinto alfiere del girlpower.

La galassia dei personaggi femminili di One Day si compone infatti di astri carismatici e volitivi, da cui l’intero equilibrio narrativo trae forza e ragion d’essere, a cominciare dalla diletta del suo Deus Ex Machina: Emma Morley, ispirata ad eroine intrise di malinconia, di emozione e di sarcasmo, quali Elizabeth Bennet, di Pride and Prejudice, e la Beatrice di Much Ado About Nothing.

Il suo umorismo tagliente è pieno di dolcezza: la sua ruvida forza di animo reca la cifra stilistica di una intensa – e disperata – sensibilità.

Studentessa con lode di Letteratura e Storia, Emma è un’idealista piena di passione, che sogna per vivere, anche quando la brutalità del quotidiano le infligge delusioni e fatica. Al termine di un decennio di rifiuti dei suoi manoscritti, e di incessante scavo di sè, riuscirà ad abbandonare l’insegnamento per potersi dedicare finalmente alla sua passione, la scrittura, divenendo una popolare autrice di romanzi young adult. Senza tuttavia abbandonare mai la sua capacità di introspezione e di empatia, nonchè il profondo amore che la lega al suo “amico” del cuore Dexter Mayhew.

Mentre Dexter, infatti, non di rado si smarrisce, traviato dall’ingenuo desiderio di fare del mondo “il proprio personale parco giochi”, Emma coltiva l’incrollabile speranza di poter influenzare positivamente “ un piccolo pezzo di realtà”, trasformando tale ambizione nell’energia propulsiva che l’accompagnerà per tutta la vita. Ma anche i personaggi femminili secondari di Nicholls sono enti a tutto tondo, dotati di grande carisma e di profonde capacità di leadership.

Tra questi, Alison Mayhew, l’affezionata madre di Dexter: abbiente, bellissima e colta, Alison è una donna che ama profondamente il goffo marito Stephen; che dirige con capacità le finanze dei Mayhew e che cerca con saggezza di guidare il figlio nella scoperta delle proprie inclinazioni, esortandolo a non approfittare delle fortune che un fato benevolo ha sempre voluto concedergli.

Ma significativi role-model sono anche Tilly, la vulcanica compagna di studi che, quella fatidica notte del 1988, fu sensale benevola dell’incontro d’amore tra Emma e Dexter; e che “oggi”, nel nuovo millennio, guida una famiglia numerosa, dando impulso alla benevola impacciataggine del compagno di vita, Graham; e perfino Sylvie; ex moglie di Dexter “rea” di averlo tradito che, con coraggio, si affrancherà dal nuovo marito abusatore e manipolatorio, ricominciando una nuova vita, con la sola compagnia della figlia Jasmine.

Mentre i personaggi maschili di Nicholls vengono infatti, qui, associati all’irrisolutezza; ad una certa qual dose di immaturità e, a tratti, ad una condizione di paralisi sul piano dell’azione, occupando una inconsueta posizione minoritaria, sono le sue eroine femminili a trionfare, divenendo assolute protagoniste di quell’atto prometeico che aspira a cambiare la realtà, e ci riesce.

E del resto, nel commovente ultimo atto di un amore lambito, vagheggiato ed in extremis, a malapena vissuto (ma durato, pur sempre, vent’anni) sarà proprio la figlia di Dexter, Jasmine – non a caso, una ragazzinA– ad accompagnarlo in una nuova scalata dell’Arthur’s Seat, il 15 luglio del 2011.

Perchè sebbene risulti abbastanza evidente che David Nicholls dovesse aver concepito il suo progetto narrativo con il fermo intento di spezzarci il cuore – e che ci sia, ad arte, riuscito – il suo contestuale messaggio arriva a propria volta a destinazione; forte e chiaro.

Il futuro – nel ventunesimo secolo – è Donna: e non già di per sè per quella capacità di dare la vita, troppo spesso ritenuta la sua vocazione fondante.

Ma, piuttosto, per la risolutezza di non aver mai rinunciato, durante il difficile e lungo cammino per la sua affermazione, a rivendicare il diritto di viverla. Con coraggio, con orgoglio, e con partecipazione piena.

Perchè proprio come la straziante – ma dolcissima – parabola di vita di Emma Morley ci insegna, il segreto, forse, sta tutto qui:

“Esci allo scoperto con la tua passione e la tua macchina da scrivere e impegnati al massimo per… qualcosa. Magari, cambia la vita degli altri con l’arte. Coltiva le amicizie, non tradire i tuoi principi, vivi intensamente, appassionatamente. Apriti alle novità. Ama e fatti amare. Se ti capita la fortuna.”

 © Image rights reserved to Netflix

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CONTRIBUTOR

  • Rebecca Loffi

    Rebecca Loffi ha conseguito la laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano nel 2016, specializzandosi in Comunicazione.  Attualmente, svolge attività di ufficio stampa per il terzo settore, con particolare riguardo alla fragilità. Da sempre vicina all'associazionismo e alla lotta attiva per i diritti civili, fa parte dell’Associazione Radicale Fabiano Antoniani, nata dalla difesa del fine vita.

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