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Polimeni, Petrucci, Lippiello, tre Rettrici nella giunta CRUI. Passo avanti, ma strada ancora lunga

Qualche mese fa si parlò molto dell’elezione di Antonella Polimeni, prima donna in settecento anni di storia, a Rettrice de La Sapienza di Roma, l’ateneo più grande d’Europa. E ieri proprio Polimeni e altre due rettrici hanno infranto insieme un altro tabù entrando nella giunta della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Tre su undici, un bilancio ancora molto lontano dall’essere paritario eppure quella di oggi è una piccola rivoluzione che oltre a quello di Polimeni porta i nomi di Alessandra Petrucci rettrice dell’università di Firenze e di Tiziana Lippiello della Ca’ Foscari di Venezia. Per la “presidenza”, anche alla Crui, si deve ancora aspettare, e fa davvero un po’ impressione scorrere la carrellata dei 15 presidenti eletti dal 1963 ad oggi. 15 foto di uomini che avvicinandosi ai giorni nostri vanno via via ringiovanendosi, ma nessuna donna.I dati sulla presenza delle donne nelle università italiane dicono che le studentesse sono numericamente più numerose dei colleghi maschi, si laureano prima e meglio ma lungo il cammino, si perdono. I dati del Miur parlano chiaro ed evidenziano il gap resistente: nel2018 se le laureate erano il 57% del totale e le titolari di un assegno di ricerca il 51%,appena ci si affaccia nei ruoli più stabili della carriera universitaria, le percentuali variano sempre a favore dei maschi fino alla fotografia del rapporto tra docenti ordinari che sintetizza lo stato dell’arte, 76% maschi, 24% donne. Divario che si riflette nel rapporto rettrici/rettori che solo negli ultimi anni è riuscito a toccare quota 8/96, nemmeno undecimo! La cultura superiore in Italia resta quindi ancora saldamente in mani maschili confermando l’assunto empirico che laddove non sono stati introdotti meccanismi di riequilibrio uomo/donna, le donne non riescono ad entrare nei luoghi del potere, si tratti di imprese, associazioni di rappresentanza o organi di governo o di informazione e consolidando la sostanziale maschiocrazia alla guida del nostro Paese.Ecco perché le “quote” non sono superate e sono ancora necessarie. Solo grazie a regole di seppur parziale riequilibrio, negli anni scorsi due donne hanno scalato la guida delle due associazioni italiane col maggior numero di iscritti, la Cgil e la Cisl. Solo grazie all’introduzione della legge Golfo/Mosca nel 2011, oggi nei CdA delle società quotate il42% dei componenti è donna, così in politica e nelle istituzioni. Dove le norme di riequilibrio non sono arrivate, la presenza femminile assomiglia più a concessioni e ha il sapore della cooptazione.In sintesi sì, in Italia per consentire alle donne che sono la metà della popolazione, tral’altro la più istruita, servono ancora regole perché altrimenti la maschiocrazia.

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Esmeralda Rizzi, giornalista, comunicatrice, esperta in linguaggio e politiche di genere, temi sui quali ha curato docenze. Attualmente fa parte del team delle Politiche di genere della Cgil nazionale.

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