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Commissione europea, lotta alle discriminazioni e l’effetto boomerang (immeritato) sul Natale

Da anni ormai la Commissione si sforza di ridurre al minimo diseguaglianze e discriminazioni, ha una politica molto attiva per ridurre lo squilibrio fra uomini e donne nei posti di vertice, per includere le minoranze, per combattere mobbing e molestie sessuali. Ma tutto è stato travolto dalla strumentalizzazione sul tema degli auguri di "Natale"
Unione Europea

In principio c’era un documento interno con delle linee guida per la comunicazione volto a rendere ancora più inclusivo il linguaggio dei rappresentanti dell’Esecutivo europeo; uno di quelli che la Commissione fa spesso sui temi più diversi e diretti al proprio staff, migliaia di persone dalle culture e dalle provenienze più diverse, che devono avere a che fare quotidianamente con persone dalle culture e provenienze più diverse.

Da anni ormai la Commissione si sforza di ridurre al minimo diseguaglianze e discriminazioni, ha una politica molto attiva per ridurre lo squilibrio fra uomini e donne nei posti di vertice, per includere le minoranze, per combattere mobbing e molestie sessuali. Questo documento, promosso dalla Commissaria all’ eguaglianza e lotta alle discriminazioni.

Dalli, si pone in continuità con questo sforzo e leggendo il testo, sicuramente perfettibile, ci si rende conto che la crociata tutta italiana lanciata da Salvini e Meloni con l’appoggio esterno dell’ex Presidente del Parlamento europeo Tajani sulla supposta cancellazione del Natale è basata sulla volontà specifica di lanciare una polemica contro la Commissione sul nulla assoluto.

Una fake news che i media italiani avrebbero potuto smontare in due minuti e che la Commissione, decidendo di ritirare il testo, ha solo legittimato, perché da una sponda alla destra reazionaria italiana. Che cosa ci guadagna la Commissione e l’Europa? Nulla. In 24 ore si sarebbe sicuramente tutto disciolto. Questo spiacevole episodio, che si sbaglierebbe a definire “minore”, ci fa riflettere su due fatti, entrambi preoccupanti.

Il primo è il successo mediatico sicuro di polveroni centrati  su simboli religiosi considerati come “parte integrante” della identità e cultura italiana (ed europea) e usati come clave contro chi non vi si riconosce, ritenut@ meno italian@ (o europe@).

E’ la stessa logica che fa si  che qualsiasi tema legato ai diritti, dallo Ius culturae, alla cannabis, al matrimonio omosessuale, all’eutanasia, sia in Italia quasi impossibile da discutere in modo pacato, razionale, senza fare barricate e tenendo conto degli argomenti di tutt@, diversamente dalle altre democrazie avanzate.

La seconda è come la Commissione Von Der Leyen si stia indebolendo, per sua propria scelta, su temi cruciali per milioni di cittadini e cittadine, e cioè la difesa dei diritti e la lotta alle fake news; se è incapace di volgere a suo favore (e della causa europea) perfino una polemicuzza da nulla in uno stato membro, non stupisce, tanto per fare un esempio recente, il suo silenzio sui respingimenti illegali alla frontiera con la Bielorussa e sul rifiuto della Polonia ad ammettere soccorsi e giornalisti.

Pur se è ovvio che le battaglie su libertà e diritti devono essere vinte nei diversi paesi e che non possiamo pretendere dal grande fratello/sorella brussellese di venire alla riscossa, è più che evidente che il quadro europeo deve rimanere fermo e coerente con i valori e regole che gli europe@ si sono dati negli ultimi decenni. Favorire, anche solo per un documento interno magari perfettibile, chi dell’Europa vuole fare strame è una inutile ammissione di impotenza e di sfiducia nella propria forza e ruolo.

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CONTRIBUTOR

Ambientalista, femminista, esperta di energia. Laureata in scienze politiche, nel 1987 è stata eletta segretario generale della Gioventù Federalista Europea e si é trasferita a Bruxelles. Dal 2009 al 2019 è stata Co-presidente del Partito Verde Europeo. Presiede dal 2011 la European Alliance to Save energy e dal 2013 il European Centre for Electoral Support.

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