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Il destino delle donne afghane ci riguarda tutte

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che mezzo milione di Afghani tenteranno di lasciare il Paese entro la fine dell’anno. Coloro che rimangono sono a rischio di essere presi di mira a causa dell proprie scelte (attivisti per i diritti umani, collaboratori di realtà internazionali) o di dover rinunciare ad opportunità di studio o di lavoro

Alla fine della scorsa estate le prime pagine delle testate di tutto il mondo erano piene di immagini e commenti sulla presa di potere da parte dei Talebani in Afghanistan.

Un richiamo alla solidarietà ha temporaneamente attraversato le coscienze nel notro Paese, e in tanti si sono chiesti come si potessero aiutare i civili afghani in fuga, soprattutto le donne ed i bambini.

Mentre il tam-tam mediatico si affievolisce fino a spegnersi e le donne afghane spariscono progressivamente dalle prime pagine dei media, ci sembra importante mantenere alta l’attenzione sulla loro situazione e continuare ad impegnarci per poterle supportare.

Le storie che arrivano dal Paese sono drammatiche: le Nazioni Unite (in particolare in Programma Alimentare Mondiale) parlano di 14 milioni di persone, tra le quali figurano 2 milioni di bambini, malnutrite. La sicurezza alimentare nel Paese è messa a rischio dagli effetti della carestia e di una permanente situazione di conflitto ed instabilità, esacerbata dai recenti avvenimenti politici e dalla pandemia.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che mezzo milione di Afghani tenteranno di lasciare il Paese entro la fine dell’anno. Coloro che rimangono sono a rischio di essere presi di mira a causa dell proprie scelte (attivisti per i diritti umani, collaboratori di realtà internazionali) o di dover rinunciare ad opportunità di studio o di lavoro. In questo caso, le donne rischiano di essere maggiormente lese nei loro diritti. E di questo si è ormai parlato in maniera diffusa.

Donne afghane
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La situazione attuale sta minando un equilibrio che era già molto precario; la crisi di liquidità presente in tutto il Paese fa sì che anche coloro che hanno un lavoro fatichino a tirare avanti, non percependo alcun stipendio.

Alcune figure di rilievo hanno ora abbandonato il Paese; emblematico il caso di Zahra Mizarei, Presidentessa dell’Afghan Miswives Association (Associazione delle Ostetriche Afghane) che attualmente si trova in un campo profughi in Spagna. Ha lasciato il Paese pochi mesi dopo l’inaugurazione da parte della sua associazione di una casa maternità completamente gestita da ostetriche nel centro di Kabul.

Dopo la presa di potere da parte dei Talebani la casa maternità, in cui venivano effettuati dai 10 ai 13 parti al giorno, è stata chiusa, con la conseguente marginalizzazione delle operatrici sanitarie e delle donne che stavano sostenendo. Sempre secondo stime delle Nazioni Unite (UNFPA), ci potrebbero essere almeno 51.000 casi di morte dovute a complicazioni del parto o della gravidanza in Afghanistan da qui al 2025.

Guardare una società dal punto di vista dei servizi di cura rispetto alla gravidanza ed alla nascita permette di comprendere appieno la qualità ed il valore dati alla vita in quel determinato contesto. Per questo ho preso la storia di Zahra Mizarei come esempio emblematico della situazione che l’Afghanistan sta attualmente vivendo.

Come dicevamo, in tanti si sono mobilitati lo scorso agosto per supportare le donne afghane. Come Selene Biffi, imprenditrice sociale di grande talento che conosce bene in Paese, dove ha fondato la scuola di cantastorie Qessa Academy, che è riuscita a far evacuare in Italia 20 afghani, tra cui due sue ex alunne.

Scrive Selene in un post su Facebook: “ E, se le 20 persone ora in viaggio per l’Italia potranno presto cominciare una nuova vita, sono milioni quelli che saranno costretti a rimanere in Afghanistan, quelli che diventeranno rifugiati in Pakistan e Iran, quelli che rischieranno la vita per cercare un futuro migliore in viaggi della speranza verso l’Europa o altrove. Ovunque si troveranno, non possiamo smettere di aiutarli”.

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Esperta di cooperazione e sviluppo, Deputy Permanent Representative presso UN Agencies a Roma; Founder e Presidente AMINa ODV, contributor de Le Contemporanee

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