Fino a qualche decennio fa il porno era una materia per appassionati, per chi nascondeva riviste, comperava calendari, si avventurava in canali televisivi notturni, tv locali a orari improbabili, videoteche “d’essai” e cinema per appassionati del genere.
Senza voler giudicare alcuna attitudine in proposito, la pornografia, nonostante una vasta gamma di attori e attrici in Italia e nel mondo molto conosciuti e rispettati, e’ diventata una merce scadente come tutto cio’ che diviene di produzione dozzinale, dedicata a un consumo veloce e compulsivo.
La sessualita’, l’eros, l’autoerotismo, la masturbazione, educazione sessuale, sono temi di cui si parla poco, male e con qualche difficolta’.
In questi giorni a parlare del nuovo modo di “consumare” pornografia e’ arrivata la stella del pop Billie Eilish, che festeggia in questi giorni il suo 20 esimo compleanno.
Billie ha dichiarato di aver consumato pornografia dall’eta’ di 11 anni, quindi molto precocemente.
Non vi e’ chiaramente nulla di male, per nessuno e’ un mistero che la scoperta della sessualita’ avviene in eta’ molto precoce per moltissime ragazzine e ragazzini. Diverso e’ il discorso quando ci si ritrova a dover subire la pornografia per essere accettati, inclusi o altro. Quello che pare essere successo appunto alla giovane cantante pop.
Quel che fa discutere e ci porta a interrogarci e’ che il consumo di quel materiale video sia stato talmente di facile accesso da averla portata a un consumo eccessivo e compulsivo. Direte: e’ internet, bellezza! Vero. E ormai gli smartphone sono in mano a qualsiasi bambina o bambino, senza filtri o con filtri facilmente aggirabili.
La cantante ventenne ha raccontato pubblicamente «Mi fa stare malissimo il fatto di essere stata esposta a così tanta pornografia quand’ero così piccola», ammettendo di aver sofferto di incubi per questo motivo.
Ha aggiunto che l’esposizione a quelle immagini le ha “distrutto il cervello”. Billie Eilish ha anche affermato : “Penso che il porno sia una vergogna. Guardavo un sacco di porno, a dire il vero. Ho iniziato a guardare il porno quando avevo circa 11 anni” nel tentativo di non sentirsi esclusa e di essere “una dei ragazzi”.
La cantante ha poi aggiunto che questa esposizione eccessiva avrebbe influito negativamente sulle sue prime relazioni sessuali: “Le prime volte che ho fatto sesso, mi sono resa conto che non stavo dicendo di ‘no’ a cose che non andavano bene. Era perché pensavo che fosse quello da cui avrei dovuto essere attratta”.
Sono temi soggettivi, delicati, ma di cui e’ giusto parlare. La pornografia non e’ una vergogna. Come qualsiasi cosa puo’ e deve essere usata con intelligenza. E’ vero che spesso la pornografia, nella comunicazione e nella sua stessa realizzazione, ha prestato il fianco a una rappresentazione della donna sottomessa e desiderosa di subire ogni forma di violenza pur di procurare piacere o procurarlo a se stessa. Ma non sempre e’ cosi’. La sfera dei desideri piu’ nascosti e proibiti e’ varia e bisogna trattarla con rispetto.
Di porno dunque bisogna parlare, in modo libero, consapevole, senza “subirlo”. La sessualita’, il piacere, la consapevolezza di se’ sono aspetti troppo importanti per lasciarli manipolare da una cultura facilona, compulsiva e violenta.

