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Ve lo diamo noi, Sanremo

Stasera ci sono le cover, di solito serata di gran successo perché tutti conoscono le canzoni e le cantano sul divano insieme alle star. Intanto finora abbiamo pur sempre avuto Elisa, sempre vestita da spiaggia (come del resto Irama)  cantare un pezzo intenso, classico e perfetto, Noemi con abiti da svenimento uscire definitivamente dal suo bozzolo e dichiararsi farfalla pur restando simpatica come quando era grassottella, i Maneskin che, nell’anno di trionfo appena trascorso, hanno suonato sui più grandi palchi del mondo e sono diventati ancora più bravi, Achille Lauro che si è dato alla palestra e, qualunque scena rappresenti, ha sempre un sorriso all’angolo della bocca e una fossetta irresistibili. E’ stato un grande per tutta la sua lunga carriera fuori dal mainstream e ora ha scelto di essere un performer, non più un cantante, ma in un angolo di Lauro è riposto ancora il ragazzo cattivo e triste di Giovani Crimini (youtube). Donatella Rettore e Ditonellapiaga  riescono a far ballare tutti ma – mi dice un’ amica Contemporanea che in queste faccende è Suprema Autorità – grazie a una sorta di cover di I Feel Love di Moroder per Donna Summer, e allora ci credo che è un gran pezzo, e poi ci sono Blanco e Mahmood così seducenti e unici. 

Questa unicità poi è la virtù predicata da Drusilla Foer, purtroppo dopo l’una del mattino, ma vederla trattare Amadeus come un valletto che le sfila i guanti, le regge la borsa, le sistema il mantello è stato per l’intera serata fonte di grande soddisfazione. Finalmente una donna assertiva, hanno detto molte. Francamente: si tratta di un uomo, e non lo nasconde affatto. Chiediamoci perché solo un uomo può raccontare le donne superiori, forti, ironiche mentre alle altre viene assegnata la lagna, e non si ribellano. Del resto se tutte le donne crescessero con la libertà emotiva degli uomini, senza dover essere brave ragazze compiacenti, neppure sarebbe necessario arrivare a sessant’anni con i capelli bianchi per mostrare quanto sia trascurabile l’opinione e lo sguardo maschile sul proprio corpo e sulle proprie maniere. Più del monologo, di buone intenzioni ma certo non memorabile quanto le telefonate a Ornella dall’armadio, di Drusilla restano gli abiti, forse i più eleganzissimi visti a Sanremo da molti anni. Cuciti dalla sarta fiorentina Rina Milano (massimo rispetto), tagliati alla perfezione, portati senza gioielli, illuminati dal portamento e dalla personalità di Gori. 

Resta il fatto che a questo Sanremo gli etero non binari, come pare si dica correttamente (e chi scrive adora la correttezza), sono anzianissimi come Morandi oppure mitici manzi bolognesi come Cremonini, mentre tutti gli altri, per atteggiamento, abbigliamento, trucco, saccheggiano il fascino femminile a piene mani e scavalcano stereotipi. E fra gli etero che ridono degli stereotipi va annoverato Checco Zalone, che incarna sia il trito cliché, sia i sentimenti di chi lo combatte, con una sottigliezza senza pari. Così hanno riso Meloni  e Salvini, che lo sentono dalla loro parte per il lato grossier, volgare, arrogante, ma non capiscono che Zalone ride proprio di loro. Ridono le anziane trans del ghetto di Genova, che si sono prostituite tutta la vita e ne hanno viste di tutti i colori, perché avvertono, con immediatezza, che Zalone deride i clienti, quegli stessi di cui si prendono gioco con ferocia quando si ritrovano tutte insieme. Il punto di innocenza è questo: Zalone si fa beffe di sé, dell’uomo medio, della sua ipocrisia, della sua incapacità di dirsi la verità, di affrontare i suoi desideri, in piena complicità con la sua personaggia trans. A chi lo ha criticato e ha chiesto la censura non si può rispondere “e fatti una risata”, perché è difficile sghignazzare quando ci si sente offesi, ma due domande sul vittimismo come categoria politica adottato da movimenti nati da una vocazione libertaria e oltraggiosa, nonché sull’atteggiamento lamentoso e perdente che ne deriva, me le farei. Un ragionamento che vale anche per le comprimarie viste finora su palco, quindi adesso una speranza collettiva si indirizza su Sabrina Ferilli.  Dai Sabrina, fagliela pagare cara. 

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Paola Tavella è giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione, autrice. Docente del Master in studi di genere Università RomaTre.

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