le opinioni

Il bilancio di genere non è in attivo. Strano, eh?

a cura delle Contemporanee


L’ultima analisi governativa sul bilancio di genere in Italia non è lusinghiera. Il periodo pandemico si è fatto sentire e le donne sono state molto penalizzate. In particolare alcuni numeri preoccupanti su fasce di età giovanili, lanciano un mayday a caratteri cubitali.
👉 Il 61,2% di donne (20-34 anni) trova lavoro a tre anni dalla laurea contro il 68,2% degli uomini e l’ 82,6% della media Ue femminile
👉 Sono il 29,3% le donne Neet (15-34 anni) contro il 21% uomini (15-34 anni) e media femminile Ue del 18%

Le giovani donne e la tempesta perfetta.  Tra pandemia e crisi dell’ occupazione femminile 

A cura di Maria Cecilia Guerra


L’ultima edizione del  bilancio di genere,  curato dal Dipartimento della Ragioneria dello Stato, ci racconta l’anno della pandemia in una prospettiva di genere. Messi tutti in fila, i dati fanno davvero impressione, in particolare per quanto riguarda il mercato del lavoro. L’occupazione femminile cade al 49%, al di sotto di quella maschile di ben 18,2 punti percentuali. Una distanza in crescita rispetto al 2019,  così come è in crescita la distanza  dal 62,7% del tasso di occupazione femminile medio europeo.

Le donne sono rimaste a casa perché lavorano di più nei settori più colpiti dalla pandemia (commercio, sociale, ristorazione, turismo) e perché non potevano essere difese dal blocco dei licenziamenti, dal momento che il loro lavoro è spesso a termine.  Con la pandemia è cresciuto ancora di più il part time involontario delle donne, al 61,2% contro il 21,6% medio delle donne europee.

E allora non chiediamoci più perché aumenta l’insicurezza delle donne rispetto alla propria posizione lavorativa, con un aumento della percentuale di quelle che temono di perdere il lavoro che sale dal 6 al 7,2% nell’anno del Covid. La risposta è nei numeri.Ma per capire davvero la drammaticità del rapporto donne – mercato del lavoro nel nostro paese è interessante adottare una lente speciale, quella delle giovani donne, diciamo fra i 15 e i 34 anni.

Ecco cosa vediamo. Solo una su tre  (33,5%) è occupata. Il titolo di studio le protegge molto relativamente: se laureate, trovano lavoro entro tre anni dal conseguimento del titolo di studio nel 61,2% dei casi, contro il 68,2% dei maschi e l’82,6% medio delle giovani donne della Ue. Se diplomate, questa percentuale crolla al 41%, con una forbice che nella pandemia si è allargata sia rispetto ai giovani maschi (55,3%), sia rispetto alle giovani donne della Ue (67,4%). La percentuale di giovani Neet passa in un anno dal 27,9 al 29,3%. Anche in questo caso i punti di differenziale coi giovani Neet sono 8,3, e sono più di 11 rispetto alla media delle giovani della Ue.

Ma concentriamoci ora sulle giovani madri, quelle fra i 25 e i 34 anni d’età: se hanno un figlio in età pre scolare il loro tasso di occupazione è solo il 57,5% di quello delle giovani della stessa età ma senza figli. E non è solo colpa della pandemia, perché questa percentuale è in continuo, inesorabile, calo, anno dopo anno,  almeno dal 2014, quando era pari al 66,6%.

Nella pandemia sono state queste giovani donne, e in generale  tutte le donne con un figlio di età pari o inferiore ai 4 anni, che hanno preso i congedi Covid: nell’84% dei casi, mentre i padri solo nel restante 16%.  Sono sempre loro che nel 2020 hanno chiesto convalida di dimissioni volontarie in misura tre volte superiore agli uomini, motivandole, in larga parte, con difficoltà di conciliazione.

E adesso smettiamola di chiederci perché nel nostro paese aumenta progressivamente l’età media del primo parto e si allarga il gap fra numero di figli desiderato e numero di figli realizzato. La risposta è nei numeri. 

LA PAROLA A VOI

Continuano a oscillare i dati sull' occupazione femminile e il gender gap in Italia. La pandemia non ha aiutato nessuno, nemmeno le donne. Da anni i cambiamenti sono lenti, troppo lenti. Non riusciamo a fare un salto di qualità. Che fare? Cosa mettere in campo? La parola a voi.

4 Responses

  1. Ottima l’emersione di dati grazie al bilancio di genere. Ma ancora esaminiamo i dati troppo a valle senza riuscire ad orientare le risorse a monte. Va fatta una ulteriore riflessione: i dati sono conseguenza di due fattori: mentalità e politiche. Se nell’orientare le politiche prevale un solo tipo di mentalità, ovvero quella predominante in politica, ovvero quella maschile (per non dire maschilista) e patriarcale, le donne sono fritte! Prima urgenza: PRESENZA PARITARIA di donne e uomini nei luoghi della decisione, a partire dalla politica. Seconda: istituire il CONGEDO OBBLIGATORIO PARITARIO e poi facoltativo di genitorialità per entrambi i coniugi. Il senso? DEVI occuparti dei tuoi figli qualunque sia il tuo lavoro, sia perché altrimenti ti perdi qualcosa tu, sia per evitare che l’altro genitore si sobbarchi tutto. Terza: non solo incentivi per l’occupazione delle donne, in questo paese bisogna reinserire le sanzioni! Se non riesci ad avere personale di entrambi i generi in maniera paritaria, sono rogne. Se è una donna a chiedere un finanziamento per aprire una attività deve avere accesso preferenziale e agevolato – e senza “garanti” (la faccio breve). Quarto: le vogliamo rendere strutturali queste infrastrutture sociali? Preferibilmente pubbliche, ma comunque accessibili su tutti i territori, economici, accoglienti: perché soprattutto in territori depressi sono le uniche occasioni da cui far ripartire l’ascensore sociale. Quinto: vigilare ed essere pronti a garantire sicurezza alle donne. Che si parli di trasporti (sono tante perfino le conducenti di autobus che soprattutto ai capolinea rischiano aggressioni di natura sessuale, figuriamoci le giovani e giovanissime che usano i mezzi per studio o socialità) o di sicurezza sul lavoro, siamo avanti con le normative ma indietro con i comportamenti. Sesto: …… mi fermo qui per non scrivere un romanzo, il resto a voi e alle vostre esperienze.

  2. Per ridurre la discriminazione di genere nel lavoro, bisognerebbe equiparare realmente uomo e donna agendo sulla reale differenza: maternità e paternità devono essere uguali!

  3. Bisogna attivare il reddito di cura per le donne che sono costrette a lasciare il lavoro, per accudire i congiunti, o che scelgono di stare in casa, purché questo rientri nel pil nazionale e conti ai fini pensionistici. Attivare servizi pubblici di nursery eviterebbe di usare la scuola elementare e media come baby parking, lasciando maggior dignità professionale e contrattuale alle insegnanti. Istituire la norma obbligatoria per tutte le aziende e istituzioni di assumere il 50% di donne in ogni mansione, salvo ove manchi la domanda.

  4. Bisogna ritrovare al più presto volontà e capacità di LOTTA UNITARIA, uomini e donne senza divisioni, contro il potere dei padroni diventato ormai assoluto con il neoliberismo imperante da quarant’anni, dai tempi della Thatcher e di Reagan, che anche sinistre cosiddette da ztl hanno sposato!!

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Maria Cecilia Guerra, Sottosegretaria al Mef con delega al Bilancio di genere, docente di Scienza delle finanze all'Università di Modena e Reggio Emilia, è responsabile economica di Articolo Uno. E' stata Viceministra del Lavoro con delega alle Pari opportunità e senatrice della Repubblica.

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