Clima, il summit di Santa Marta: verso un mondo oltre i fossili e il patriarcato estrattivo

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Mentre i grandi della Terra rincorrono scadenze spesso troppo timide riguardo al clima, da Santa Marta, in Colombia, si leva una voce diversa. Non è solo una richiesta di riduzione delle emissioni, ma una visione sistemica che lega la sopravvivenza del pianeta alla giustizia sociale e di genere. Nella recente diretta Instagram del nostro media civico, abbiamo esplorato i pilastri del vertice colombiano, dove la lotta ai combustibili fossili si intreccia inevitabilmente con la fine di un modello economico e culturale ormai insostenibile.

Il Vertice di Santa Marta: non solo ambiente, ma Geopolitica

Il vertice di Santa Marta non è stato un appuntamento tecnico come tanti. È il simbolo di una transizione green che parte dal basso e dal “Sud globale”, sfidando il sistema estrattivo che per decenni ha drenato risorse senza restituire dignità ai territori. Al centro del dibattito, la necessità impellente di un’uscita definitiva dal sistema dei combustibili fossili, individuato come il motore primario della crisi climatica e delle disuguaglianze geopolitiche.

L’Europa presente

Al vertice di Santa Marta (24-29 aprile 2026) in Colombia, la delegazione della Commissione Europea era presente, guidata dal Commissario per l’Energia e l’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen.

Il vertice, noto ufficialmente come la Prima Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili (co-ospitata da Colombia e Paesi Bassi, quindi con un membro della UE coinvolto attivamente nell’ organizzazione), vede la partecipazione dell’UE in quanto partner strategico per la decarbonizzazione globale.
 
Non solo. In un panorama globale che richiede risposte urgenti alle crisi sistemiche, la tecnologia non può più prescindere dall’etica. È in questo solco che si inserisce la missione di Accelerate.eu, una piattaforma che non si limita a finanziare l’innovazione, ma punta a ridefinirla attraverso la lente dell’ecologia integrale. Vedremo gli sviluppi, ma sembra riprendere coraggio il cosiddetto green deal, facendo forse di necessità virtù, visto il contesto geopolitico ed energetico a dir poco folle e la notizia recente dell’ uscita degli Emirati Arabi uniti dal’OPEC, che lascia presagire scenari molto complessi sul fronte del greggio.

Chi ha partecipato alla diretta social

Durante la nostra diretta, il confronto è stato animato da quattro prospettive complementari, capaci di unire l’attivismo dei diritti umani, la politica europea e l’analisi giornalistica.

Monica Frassoni

Monica Frassoni (Presidente EUASE e Le Contemporanee)

Da sempre in prima linea nelle istituzioni europee, Monica Frassoni ha sottolineato come la transizione energetica non sia solo una questione di pannelli solari, ma di volontà politica. Il suo punto di vista è chiaro: l’Europa deve smettere di essere un acquirente passivo di vecchie energie e diventare leader tecnologico e sociale. Ha evidenziato come l’efficienza energetica sia lo strumento più democratico per liberarci dalle dipendenze geopolitiche dai regimi estrattivi.

Martina Rogato

Martina Rogato (HRIC, W7 e Le Contemporanee)

Martina Rogato ha portato il focus sul legame inscindibile tra clima e diritti umani. Il suo intervento ha scoperchiato il lato oscuro dell’estrattivismo: lo sfruttamento delle risorse naturali cammina spesso di pari passo con quello delle risorse umane. Come delegata del W7, ha ribadito che non esiste transizione giusta se non è inclusiva, mettendo in guardia dai nuovi rischi di “greenwashing sociale”.

Ferdinando Cotugno (Giornalista e saggista, Domani)

Con la precisione di chi vive quotidianamente il racconto della crisi climatica, Ferdinando Cotugno ha inquadrato Santa Marta all’interno della scacchiera globale. Ha spiegato come il sistema dei combustibili fossili non sia solo una questione chimica, ma un’architettura di potere. Il suo contributo ha evidenziato la fragilità dei modelli attuali e la necessità di una narrazione che non sia solo emergenziale, ma trasformativa. Cotugno ha anche sottolineato un ruolo più proattivo dell’ Unione europea in questa fase.

Valeria Manieri (Co-founder Le Contemporanee)

Valeria Manieri ha saputo tessere il filo rosso tra i vari interventi, ponendo l’accento sulla dimensione “machista” del sistema estrattivo. Una critica profonda a un modello di sviluppo basato sulla dominazione e sulla predazione — della Terra come dei corpi — che mostra oggi tutti i suoi limiti strutturali e i suoi effetti nefasti nelle tensioni belliche internazionali.

Il “Sistema Machista” e la sfida del futuro

Uno dei temi più potenti emersi dalla discussione è proprio la decostruzione del sistema estrattivo inteso come espressione di una cultura patriarcale. Un sistema che vede la natura come un magazzino da svuotare e le comunità come ostacoli al profitto.

Uscire dai combustibili fossili significa dunque qualcosa di più profondo che cambiare la fonte di alimentazione delle nostre auto: significa disarmare la geopolitica del ricatto, quella che finanzia conflitti attraverso il controllo di gas e petrolio. Significa passare da un’economia della predazione a un’economia della cura, dove l’attenzione al capitale umano e la tutela della biodiversità diventano i nuovi indicatori di ricchezza.

La sfida ora è restare sintonizzate su questi temi.

Il messaggio che arriva da Santa Marta è un appello alla coerenza. Non possiamo chiedere un pianeta pulito se non siamo disposti a cambiare i rapporti di forza che lo governano. La transizione sarà “green” solo se sarà anche femminista, sociale e consapevole delle ferite del passato.

Come media civico, continueremo a monitorare questi processi, dando spazio a chi, con competenza e passione, lavora per un futuro che non lasci indietro nessuno.

Stay tuned! 🍀

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    Le Contemporanee, il primo media civico in Italia dedicato alle donne e contro ogni discriminazione. I contributi contenuti nel media civico con autore "LeC", sono testi e contenuti a cura del nostro staff.

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