Differenza Donna ha chiesto alla Procura di Roma di avviare verifiche sul coinvolgimento italiano intorno agli Epstein Files

Differenza Donna chiede alla Procura di Roma di avviare verifiche investigative “per accertare se il territorio italiano sia stato luogo di transito, di consumazione o di facilitazione dei reati connessi alla rete Epstein”. In particolare si chiede: “di attivare una rogatoria internazionale tramite il DOJ per ottenere i file non censurati relativi ai soggetti italiani; disporre accertamenti sui flussi finanziari tra Epstein e soggetti italiani, anche attraverso la Unità di Informazione Finanziaria e la Guardia di Finanza; verificare la posizione delle società Harbour Avenue e Harbour V, con sede a Londra e riconducibili a persone italiane, per eventuali profili di riciclaggio; identificare e ascoltare eventuali vittime italiane o residenti in Italia; coordinarsi con le autorità giudiziarie britanniche che stanno già indagando sulla dimensione europea della rete”.

Secondo l’avvocato Teresa Manente, l’esposto “si inserisce in un contesto internazionale in cui diversi Stati hanno già avviato indagini. In Francia la Procura di Parigi ha aperto verifiche su possibili profili di tratta e sfruttamento; in Polonia la Procura nazionale ha avviato un’indagine su reti di traffico di esseri umani; in Norvegia l’kokrim ha aperto un’indagine formale basandosi esclusivamente sui file DOJ, senza elementi nazionali aggiuntivi, trattando la pubblicazione come notizia di reato sufficiente. L’Italia non può restare inerte di fronte a elementi documentali pubblici che la riguardano direttamente. La parola delle donne ha aperto questa frattura, ora non è possibile che le istituzioni in Italia ignorino la dimensione necessaria e urgente dell’accertamento approfondito”.

Da quanto emerge “non siamo di fronte a episodi isolati, ma – aggiunge l’avvocato Ilaria Boiano – a un possibile sistema sociale e politico che si alimenta della cultura dello stupro, della sopraffazione e della disumanizzazione, producendo una progressiva normalizzazione della violenza”. “Il corpo delle donne e delle bambine continua a costituire uno dei luoghi privilegiati attraverso cui si esercitano dominio, profitto e controllo, spesso all’interno di sistemi economici e relazionali che normalizzano la loro disponibilità e ne occultano la violenza», conclude Ercoli.

Fonte: ANSA

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