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Guarigione senza discriminazioni: il diritto all’oblio oncologico

Il diritto all'oblio oncologico anche in Italia

Una questione di un’enormità tale che non riesco a trovare neppure le parole per definirla come meriterebbe. Il diritto all’oblio oncologico e il salto nel passato è stato immediato. 

Ho pensato a quel passaggio doloroso, preciso, netto, dall’indubbio significato che Luca Coscioni ha vissuto sulla propria pelle. Non era già abbastanza il peso della diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica avuta a 28 anni, che da lì a poco gli fu impedito di insegnare, non gli fu rinnovato l’insegnamento a contratto di Politica Economica. 

E così, oggi, ricevere, ascoltare testimoni e testimonianze di malati o di ex pazienti oncologici (survivor) di discriminazioni subite, diritti negati e calpestati, sono un pugno allo stomaco. Un colpo alla libertà e alla dignità, diritti di cui tutti siamo titolari. 

Nel nostro Paese, un milione di persone è guarito dal cancro ma subisce discriminazioni: per accendere un mutuo, per adottare un bambino, per l’avanzamento di carriera, per chiedere un prestito od ottenere un finanziamento, per aprire un’attività, per richiedere una copertura assicurativa, per il reinserimento lavorativo. 

In paesi europei quali Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Portogallo il diritto all’oblio oncologico è realtà: la legge garantisce agli ex pazienti oncologici il diritto a non essere discriminati, a non essere “rappresentati” dalla malattia. 

In Italia ancora no. E ci sono tanti malati oncologi anche se in follow-up, come Andrea Schiena che ha avuto nel 2018 una diagnosi di carcinoma pancreatico che su Radio Radicale a “La Nuda Verità” ha parlato di tante storie comuni di chi ha avuto un tumore e che purtroppo “dalla guarigione clinica non corrisponde quella sociale”

La guarigione da una malattia oncologica, passa infatti anche dal pieno inserimento nella società civile. 

Con il riconoscimento del diritto all’oblio oncologico si avrebbe la parità di trattamento delle persone che sono state affette da patologie oncologiche, il pieno riconoscimento di tutti i diritti spettanti a un soggetto sano o malato che sia, senza discriminazione alcuna. 

In sostanza, si tratterebbe di ritornare ad essere una persona considerata “sana”, anche nella vita sociale e per tale motivo, la guarigione dal cancro non può essere ancora considerata solo clinica, ma c’è bisogno che venga riconosciuta in parallelo la guarigione sociale”. 

È importante sostenere l’appello: https://dirittoallobliotumori.org/ per un intervento normativo in tema di diritto all’oblio oncologico anche nel nostro Paese. 

In tre casi si tratta di leggi come in Belgio, Portogallo e Francia, in Olanda lo strumento normativo adottato è stato un decreto, mentre nel caso del Lussemburgo si è optato per una convenzione stipulata tra il Ministero della Salute e l’Associazione delle compagnie di assicurazione e riassicurazione. 

L’Istituto Luca Coscioni sostiene la campagna “io non sono il mio tumore”, “tu non sei il tuo tumore” avanzato dalla Associazione e Fondazione Italiana di Oncologia Medica insieme alle associazioni, IncontraDonna, aBRCAdabra e Pazienti Italia Melanoma.  

Con il riconoscimento del diritto all’oblio oncologico, ad esempio, per accedere a servizi bancari, finanziari e assicurativi, non potranno essere richieste alla persona informazioni sullo stato di salute relative a malattie oncologiche pregresse, quando sia trascorso un certo periodo di tempo da individuare dalla fine del trattamento attivo in assenza di recidive o ricadute della patologia. Tali informazioni non potranno più essere considerate ai fini della valutazione del rischio o della solvibilità del cliente. 

E lo stesso discorso andrà fatto per l’accesso alle adozioni di minori. Perchè se in linea generale le condizioni di salute degli aspiranti genitori adottivi non sono di per sè motivi escludenti l’idoneità all’adozione, in pratica la diagnosi di una patologia oncologica, di una malattia con una prognosi sfavorevole per la vita, è verosimilmente ritenuta condizione ostativa all’adozione, quindi essere preclusa la possibilità di adottare,  pur in assenza, nel nostro ordinamento, di un divieto di legge. 

La scienza ci dice che i guariti dal cancro hanno la stessa aspettativa di vita della popolazione generale di uguale sesso e di pari età. Non possiamo non tenerne conto, non possiamo escludere le conoscenze scientifiche, a favore di chissà quali interessi economici, per migliorare la qualità di vita di milioni di persone

Basta discriminazioni verso gli ex pazienti oncologici  e non solo. Luca Coscioni avrebbe ripetuto: “non privare mai un uomo dell’amore e della speranza. Quest’uomo cammina, ma in realtà è morto” 

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CONTRIBUTOR

Maria Antonietta Farina Coscioni è presidente dell'Istituto Luca Coscioni

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