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Di nuovo #MeToo, ma in Italia non è mai iniziato davvero

Sui social è ritornato di tendenza, parliamo del #MeToo, ma com’è cominciato tutto e a che punto siamo adesso? Proviamo a ricostruire i fatti degli ultimi anni.

Italia, 2023: all’indomani della morte di Gina Lollobrigida, stella del panorama cinematografico italiano, permane un certo subbuglio nel settore, ma per ben altri motivi. Ricordate il Me Too? L’espressione tradotta letteralmente con “anche io”, sta a indicare un movimento che si batte per i diritti di professioniste spesso abusate sul set e non solo.

A far scoppiare il caso, di portata internazionale, furono le accuse rivolte al produttore americano Harvey Weinstein che fu oggetto di un’inchiesta del New York Times, datata 6 ottobre 2017, per reiterate molestie sessuali ai danni di alcune attrici di Hollywood. Da lì fioccarono le denunce e le testimonianze si moltiplicarono facendo sì che si avviasse il processo giudiziario. Nel 2020 e precisamente l’11 marzo, appena in tempo prima del lockdown mondiale, Weinstein fu condannato a 23 anni di carcere per stupro e violenza sessuale, pena che oggi sta scontando nel penitenziario di Rikers Island.

Eppure la situazione è tutt’altro che conclusa, anzi nel frattempo dagli Stati Uniti si è allargata in altri Paesi, o meglio sono venute fuori situazioni fino a quel momento taciute. Eccetto le voci Fausto Brizzi – vicenda poi archiviata – non ci sono state notizie di grande scalpore nel Belpaese. Con il 2022 la coscienza a riguardo è cambiata e in più ambiti: dalla giornalista Greta Beccaglia alla cantante Jessica Morlacchi, c’è ora meno vergogna – indubbiamente infondata – nel far presente situazioni di disagio per il genere femminile.

A riaccendere le luci sulla questione, riportandola nuovamente tra ciak e grande schermo, è stata l’Associazione di promozione socialeAmleta che si occupa di contrastare la disparità di genere e ogni sorta di violenza nel mondo dello spettacolo. Non ci sono ancora statistiche ufficiali, ma il collettivo ha sentito oltre duecento donne che hanno riferito di abusi subiti dai loro colleghi: attori, ma anche produttori, insegnanti di recitazione, tecnici, assistenti e persino spettatori.

E non appena questi dati sono stati pubblicati e rilanciati da agenzie, quotidiani e siti web, è ricominciato il “me too”: tante attrici che hanno trovato il coraggio e le parole per raccontare i traumi che portano dentro e che impediscono loro una carriera serena. La palla ora passa ai piani alti e si è concretizzata in un appello al Ministro per i Beni Culturali, Gennaro Sangiuliano che da giornalista e direttore del Tg2 ha avuto modo di approfondire l’argomento.

Pronta la sua replica in audizione davanti alle Commissioni Cultura di Camera e Senato: l’ipotesi al vaglio è quella di negare ulteriori fondi ministeriali alle aziende nelle quali si sono verificati abusi. Segno che parlare e rivolgersi a chi di dovere è sempre la scelta giusta e se anche non porta risultati nell’immediato, aumenta indubbiamente la sensibilità sul tema.

Foto di Mihai Surdu su Unsplash

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Emanuele La Veglia
Emanuele La Veglia è giornalista professionista, scrive di empowerment femminile per Vanity Fair e altre testate. Sul tema è intervenuto in webinar, eventi e attività di formazione. Classe ’92, ha vinto diversi premi nazionali ed è molto attivo nel sociale. Per Rcs ha curato un volume sulla figura di Coco Chanel.

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