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La grossa grassa rete sovranista internazionale che discrimina le donne

La notizia dell’intenzione della Corte suprema statunitense di rimettere in discussione il diritto all’aborto è stata vissuta come un vero shock nel mondo occidentale. Meno per chi segue il tema dei diritti delle donne e della comunità Lgbt ormai da anni sotto attacco da parte delle rinvigorite forze ultraconservatrici e ultracattoliche che hanno trovato piena cittadinanza nei partiti sovranisti e di destra. 

L’allarme era stato lanciato nel 2018 dall’EPF – organizzazione europea di parlamentari impegnati nella difesa dei diritti civili, sessuali e riproduttivi – con un’indagine sull’esistenza di una Rete internazionale impegnata nel ripristino di un “Ordine naturale basato sulla famiglia tradizionale, in contrasto con l’assetto sociale stabilito dagli ordinamenti e dalle conquiste civili post ‘68. 

L’indagine ricostruiva la nascita del movimento, chiamato Agenda Europa, tra personaggi del mondo antiabortista e ultraconservatore statunitense, russo, sudamericano ed europeo, i legami con la politica, i nomi dei ricchi finanziatori, e la strategia per ribaltare gli ordinamenti “troppo permissivi”. A rileggerla oggi nei suoi passaggi nodali nei quali si parla di attacco all’aborto, alla contraccezione, al divorzio, ai diritti degli omosessuali, alla maternità surrogata, al suicidio assistito viene la pelle d’oca, perché non solo anticipa passo per passo quanto sta accadendo in Europa e nel mondo sul versante dei diritti delle donne e della comunità Lgbt, ma anche sul versante della propaganda e dei suoi strumenti. 

Basti pensare che “dittatura della democrazia” è la frase chiave che Agenda Europa individua per contrastare le legittime decisioni politiche dei governi non amici. Le tessere di questo mosaico che vede in prima linea i leader mondiali dei partiti sovranisti e ultraconservatori sono la decisione nel 2021 della Corte costituzionale polacca che ha di fatto vietato l’aborto, la sistematica aggressione alle libertà delle comunità omosessuali e delle femministe nell’Ungheria di Orban, l’impegno dichiarato di Bolsonaro contro la legalizzazione dell’aborto, le norme federali sempre più restrittive su aborto legale e contraccezione negli Stati americani fino alla bozza di decisione della Corte suprema. 

In Italia provvedimenti di analoga ispirazione si rinvengono nelle decisioni delle giunte regionali a guida Lega/ Fratelli d’Italia come il contrasto all’adozione della Ru486 per l’aborto farmacologico, l’ingresso delle associazioni antiabortiste nei consultori, i cimiteri dei feti e persino – in questi ultimi giorni in Piemonte – il tentativo di stanziare risorse pubbliche da destinare alle donne che tornassero indietro sulla decisione di abortire. 

Come ha dimostrato la battaglia sul Ddl Zan, quella per il fine vita di Englaro e Welby prima e Cappato per dj Fabo dopo o i manifesti orribilmente aggressivi nei confronti delle donne degli antibortisti, quelli della vita e della libertà delle persone sono temi fortemente polarizzanti, esattamente come le strategie comunicative adottate da chi li agita nella propria propaganda, che alimentano contrapposizioni e fratture sociali, diventando il campo ideale di battaglia in vista di elezioni. 

Non è infatti un caso che gli analisti parlino già della decisione della Corte suprema Usa sul diritto d’aborto come del tema chiave su cui si giocheranno le elezioni di midterm di novembre che potrebbe spostare nettamente gli equilibri a favore dei repubblicani. 

Resta ferma la constatazione di come la politica  che si prefigge di ridurre diritti, libertà e uguaglianza, inizi sempre aggredendo i diritti delle donne e degli omosessuali. Come la storia insegna.

LA PAROLA A VOI

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CONTRIBUTOR

Esmeralda Rizzi, giornalista, comunicatrice, esperta in linguaggio e politiche di genere, temi sui quali ha curato docenze. Attualmente fa parte del team delle Politiche di genere della Cgil nazionale.

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