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Sara Khadim Al-Sharia: il volto della ragazza giocatrice di scacchi

Mentre nel mondo si combatte ferocemente a est e si festeggia tra bagordi natalizi e auspici per nuovo anno a ovest, é ancora il coraggio delle donne iraniane a tenere viva la fiammella del mondo, della vita e della libertà.

Nel nome di tutte quelle fino ad ora morte ammazzate per mano del regime di Teheran, ma anche nel volto meraviglioso, pulito, sorridente, intelligente di Sara Khadim al-Sharia, campionessa di scacchi.

Sara ha preso parte al Campionato mondiale 2022 in Kazakistan senza indossare l’hijab, capo obbligatorio in Iran e fortemente “consigliato” nel paese dell’ Asia centrale.

La stessa giovane donna si é già guadagnata il grado di gran maestra femminile ed é riuscita negli scorsi anni a vincere il titolo di maestra internazionale di scacchi all’84mo Congresso mondiale di scacchi all’età di 18 anni.

Oggi il suo sguardo vispo, sfidante, allegro, consapevole, é una luce di speranza per tutte. E lo é con tutta la forza dei suoi soli 25 anni. La foto, ormai virale, che sta diventando un ennesimo simbolo di questa rivoluzione pacifica soffocata nel sangue, é stata pubblicata su twitter dalla giornalista Elham Yazdiha di Iran International, canale con sede a Londra.

Altre atlete o dimostranti che hanno “sfidato” il regime negli scorsi anni e in queste ore, hanno pagato con la vita o con violenze brutali o con tremende ritorsioni nei confronti delle proprie famiglie. Case rase al suolo, minacce, medaglie gettate con onta e pubblico ludibrio, violenze fisiche e sessuali.

Cosa potremo fare per questi occhi pieni si forza e speranza nel 2023? Possiamo fare di meglio che indignarsi? Sappiamo fare di più? Resta aperta la domanda e la sfida che riguarda noi tutte, non solo le donne iraniane, così come le donne afghane a cui ormai é proibita l’istruzione e tante altre atrocità sul corpo delle donne in giro per il mondo.

É il momento di stati generali delle donne ovunque nel mondo. É il momento delle attiviste che facciano fronte comune e prendano di petto una politica nazionale, europea ed internazionale troppo debole sui diritti civili e umani.

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