Nuovi spazi 

Nei prossimi giorni, un piccolo quartiere di una piccola città, in mezzo a due montagne, risplenderà di una nuova energia: Dal 16 al 18 settembre, nel quartiere di Piedicastello, che sembra riportare ad un tempo indefinito, con le sue case colorate e con la chiesa di Sant’Apollinare e che crea una dimensione parallela rispetto ai condomini dei quartieri del centro città, si svolgerà Poplar CULT!, la rassegna culturale di Poplar Festival.  

In questo mese di campagna elettorale c’è un LeitMotiv che pende sulle teste di tutti noi giovani ragazzi e ragazze e che si pone come elemento delegittimante per le nostre battaglie: I giovani non hanno più voglia di fare come una volta. Non avete voglia di faticare e di fare sacrificio per raggiungere i vostri obiettivi. 

Si tratta di uno stratagemma retorico fallace, per cui la richiesta di nuovi diritti, le nuove battaglie dei giovani, come la battaglia per l’abolizione degli stage non retribuiti, la battaglia per i diritti delle donne come quella per i diritti della comunità LGBTQ+ e molte altre ancora vengono svilite e cancellate dal dibattito politico.  Si dice, e si continua a dire, che i giovani sono disinteressati, che non hanno voglia di fare e di prendere parte alla vita politica non solo partitica, ma che in generale manca la voglia di incidere sul proprio territorio. 

Ma che cosa succede quando un gruppo di studenti universitari decide di mettersi in gioco per cambiare la propria città? Poplar è un appuntamento culturale e musicale, che nasce ormai sei anni fa dall’urgenza di un gruppo di studenti e studentesse dell’università di Trento di partecipare alla città, creando un forte momento di aggregazione. Il progetto nasce da una profonda necessità politica: quella di creare una sinergia virtuosa tra popolazione universitaria e cittadini trentini, in un rapporto che ogni città vive in modo diverso, ma che a Trento è sempre risultato complesso e difficile da risolvere, dove la movida si combina con le tranquille vie del centro città e lo scontro tra residenti e studenti è all’ordine del giorno.  

Organizzare un festival può sembrare un qualcosa di lontano dalla politica e dall’attivismo, lontano da quel mondo che con le sue proposte ignora completamente le esigenze delle nuove generazioni. 

Il rapporto tra giovani, politica e attivismo è un rapporto sicuramente complesso e che non può e non deve essere semplificato. Uno dei punti nevralgici è però quello di ammettere che i giovani sono esclusi dalla politica italiana, in un circolo vizioso che si auto-alimenta: La retorica che vede i giovani come oggetti dei programmi politici e non come soggetti abilitati a portare i loro temi e le loro istanze nel tavolo della trattativa, la riduzione della possibilità per i giovani studenti universitari di votare come fuori sede, l’esclusione dei giovani italiani di seconda generazione, con il conseguente restringimento del bacino di elettorato, da cui discende nuovamente un automatico disinteresse dei politici a rivolgersi ai giovani come soggetti. 

Qualunque sia la ragione, essere buttati fuori e messi in un angolo con proposte che non rispecchiano quello che vogliamo e che vorremmo essere come società, ci ha spinto a reinventarci.  

Ci ha spinto a cercare spazio altrove e ad utilizzare nuovi ambienti per incanalare e mostrare quelle che sono le nostre richieste e le nostre priorità come generazione: e la pretesa, non è tanto quella di avere un’univoca risposta ai problemi posti come generazione “giovani”, ma quella, invece, di trovare un luogo dove essere ascoltati e dove combattere le proprie battaglie: Ambiente, rapporti con le nuove tecnologie, tutela del lavoro e dei diritti dei lavoratori, Femminismo applicato ad ogni campo del sapere, e ancora, Unione Europea, creazione di spazi aggregativi, discussione sul futuro delle città a Misura di studente. 

E allora ci si evolve, si trovano altri modi, altre modalità per esprimersi e per farsi sentire, si trova un’alternativa chiara nelle associazioni e nei momenti aggregativi. Nei programmi delle conferenze culturali, come quello presentato alla rassegna culturale di POPLAR CULT!, non c’è soltanto un tentativo di svago, ma si può e si deve ritrovare un indicatore chiaro di quelli che sono gli interessi delle giovani generazioni e di quell’agenda che andrebbe guardata con molta più attenzione dalle parti politiche e dalle realtà che devono mirare non a includere i giovani dentro i  programmi, ma che dovrebbero semmai chiedere ai giovani under 30 di scrivere i punti programmatici dei documenti politici. 

Femminismo al centro, partendo da Giulia Blasi, con il reading del suo libro Brutta per parlare del corpo femminile, passando per la conferenza che vedrà come protagoniste Giorgia Soleri e Giuditta Pini, per parlare di quelle malattie invisibili come la vulvodinia e la neuropatia del pudendo, che il sistema non vuole vedere e tutelare. Parleremo di diritti dei detenuti con Nello Trocchia insieme ad Armando Sciotto, in arte Chicoria, della lotta alla criminalità organizzata con Salvatore Borsellino e di diritti dei lavoratori e di caporalato con Diletta Bellotti e Marco Omizzolo. Parleremo di scienza, del dibattito sull’adozione dell’energia nuclerare con Luca Romano, noto sul web come Avvocato dell’atomo, di ambiente e crisi climatica, sdoganeremo il tabù delle droghe con gli autori e le autrici di Cose Spiegate Bene e molto altro ancora. 

Non solo conferenze, ma temi che la politica ancora non si azzarda a toccare e a trattare. 

Foto di Alessandra Mangia
Foto di Alessandra Mangia 

Ed eccola la vera magia, Poplar è un momento per riflettere e immaginare insieme: Un momento per chiederci come stanno cambiando le cose e come saranno domani, per esplorare insieme i mondi presenti e futuri, per immergersi nella bellezza, per analizzare i meccanismi delle cose più semplici e cercare di comprendere gli ingranaggi di quelle più complesse. Ma soprattutto un cantiere di idee e di riflessioni per il futuro.

Sarà forse una piccola goccia in un oceano, ma c’è un obiettivo profondo che Poplar si propone di raggiungere: dire di no ad una retorica che si basa sullo svilire e dare poca fiducia al lavoro dei giovani, di ricostruire, con impegno e dedizione un rapporto tra generazioni che sembrano, almeno nel dibattito pubblico attuale, divise da un insormontabile muro, di sognare che le discussioni che proponiamo siano semi per le proposte di domani. 

foto di Alessandra Mangia

TAGS

CONTRIBUTOR

Lucia Ori è europea, classe 2001, originaria di Parma, polemica per natura.  È studentessa di giurisprudenza all’Università di Trento. Appassionata di giornalismo e politica nazionale ed europea, ama non solo scriverne ma anche prenderne attivamente parte come attivista. Ambasciatrice della Fondazione Antonio Megalizzi, per raccontare nelle scuole a giovani ragazzi e ragazze l’Unione Europea, parte del coordinamento del progetto Panchine Europee in Ogni città ed ex alunna di Scuola di Politiche.

COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di LeContemporanee.it per rimanere sempre aggiornato sul nostro Media Civico