Istantanea

Dov’è l’Ufficio per i diritti LGBT+ del Campidoglio?

Il sindaco Gualtieri non trascrive l’atto di nascita del figlio di due mamme.

Ad inizio della scorsa settimana, diverse testate giornalistiche hanno riportato la notizia dell’ennesimo episodio di mancato riconoscimento di famiglie LGBTQIA+ avvenuto nel nostro paese: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, infatti, non ha trascritto l’atto di nascita di un bambino nato all’estero – precisamente in Francia – da una coppia omogenitoriale.

Nato a Parigi a ottobre 2021 grazie al ricorso a pratiche di p.m.a (procreazione medicalmente assistita), il neonato è stato registrato nella capitale francese, seguendo la normativa nazionale, come figlio di entrambe le donne. La coppia, formata da una cittadina francese ed una italiana, si è poi rivolta al primo cittadino di Roma per ottenere il riconoscimento dell’esistenza del bambino e della loro genitorialità congiunta anche per lo Stato Italiano, vedendosi negare la richiesta nonostante fosse motivata dal fine ultimo di proteggere “l’identità personale e familiare” del figlio. Solo la madre che ha materialmente partorito è stata riconosciuta come sua genitrice. 

Gli uffici dell’amministrazione capitolina, stando a quanto comunicato, hanno potuto procedere all’esclusiva “trascrizione parziale dell’atto” in applicazione di una “chiara circolare del ministero dell’Interno” che espressamente prescrive come sia “possibile procedere alla trascrizione soltanto parziale di un provvedimento straniero che dichiari il rapporto di genitorialità di coppie dello stesso sesso”.

Gli uffici anagrafici – racconta La Repubblica ed. Roma riprendendo le dichiarazioni degli uffici capitolini – in queste funzioni sono ufficiali di Governo e organo periferico del ministero dell’Interno e sono quindi tenuti per legge a seguire le indicazioni del Viminale. L’avvocato Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTQIA+ – e responsabile del caso ha però opposto forti argomentazioni confutanti la spiegazione fornita dal Sindaco Gualtieri. 

Vi sono infatti ben tre sentenze della Corte di Cassazione – l’ultima del 2021 – che si oppongono radicalmente alla posizione assunta dal Ministero dell’Interno: “da ormai sei anni la Corte di cassazione ha respinto la posizione del Ministero dell’Interno e ha addirittura giudicato ‘impellente’ la continuità e la conservazione dello stato di figlio acquisito all’estero” ha dichiarato l’avvocato Miri.

Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, avallata poi dalla Corte Costituzionale, il fatto che la nascita sia avvenuta fuori dall’Italia conferisce piena efficacia all’atto di nascita estero costitutivo della doppia maternità, e di conseguenza riconosce anche in Italia la discendenza giuridica e la responsabilità genitoriale di entrambe le madri. Tutto ciò al fine di ottenere il riconoscimento dello status filiationis attraverso la formazione di un titolo dello stato, cui consegue la costituzione di un rapporto giuridico con due persone determinate alle quali domandare l’adempimento dei doveri fondamentali di cui all’art. 30 Cost. e 24 Carta di Nizza: entrambi volti a garantire una piena tutela dei diritti del bambino. 

Stando alle dichiarazioni del Sindaco Gualtieri, la scelta di seguire le istruzioni del Ministero dell’Interno non è stata presa solo in ottemperanza di un iter prestabilito, ma anche per dare avvio ad una iniziativa politica di contestazione di queste stesse istruzioni. Il Campidoglio ritiene, infatti, che la circolare del Viminale “confonda fattispecie tra loro diverse come, da un lato, la trascrizione di atti formati all’estero e la formazione di atti in Italia e, dall’altro, maternità biologica e differenti percorsi di genitorialità non consentiti dalla legge”.

Gli uffici capitolini hanno dunque scritto al Ministero dell’Interno chiedendo, in attesa di un “auspicabile intervento normativo del Parlamento”, di riconsiderare le istruzioni agli uffici anagrafici, distinguendo tra fattispecie chiaramente incompatibili con il quadro normativo vigente e altre – come quella del caso oggetto di dibattito. L’amministrazione ha, quindi, richiesto di poter essere messo nella posizione di “completare la trascrizione in atto”. 

Un atteggiamento, quello assunto dal Comune, poco chiaro, che ha richiesto l’intervento dei media per ottenere ragionevoli chiarimenti da parte delle istituzioni cittadine e che, in ogni caso, ha costretto la coppia a ricorrere in Tribunale per veder riconosciuto un loro diritto già sancito come tale da un’istituzione superiore al Comune e al Ministero dell’Interno. I dubbi e le perplessità manifestate da associazioni e attivisti LGBTQIA+ sulla scelta degli uffici capitolini vengono alimentati dalla mancata costituzione dell’Ufficio per i diritti LGBT+, promessa dal Sindaco, ma di cui – ancora oggi – non c’è traccia. “L’episodio dimostra, infatti, come la nascita di quell’Ufficio non sia più differibile” osserva, con contestuale amarezza, il presidente di Rete Lenford, l’avvocato Miri.  

Photo by Cory Woodward on Unsplash

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CONTRIBUTOR

Vittoria Loffi è studentessa universitaria e attivista femminista. È autrice del podcast “Tette in Su!” prodotto per Eretica Podcast e fra le coordinatrici della campagna nazionale “Libera di Abortire” per un libero accesso all’aborto in Italia. Contributor e presenza attivissima de Le Contemporanee.

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