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Laura Massaro ha vinto. La Cassazione butta fuori la Pas dai tribunali

Dopo una battaglia durata molti anni, Laura Massaro ha vinto. Suo figlio ha vinto. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte di appello di Roma che condannava il figlio di Laura Massaro a essere portato via dalla casa dove vive dalla nascita con la mamma e i nonni, e essere “riprogrammato” ad amare e desiderare incontro con il padre, da cui ha sempre avuto paura. 

Laura, la coraggiosa madre che ha rifiutato di tacere quando è stata accusata di alienazione parentale, che è stata condannata a perdere la potestà genitoriale e a vederselo portare via con la forza, che con ogni mezzo – compreso lo sciopero della fame – lo ha difeso e tenuto con sé, adesso è libera. La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai suoi legali, Teresa Manente, Antonio Voltaggio, Ilaria Boiano e Lorenzo Stipa. Ha fermato il prelevamento del bambino e ha annullato la decisione di decadenza dalla responsabilità genitoriale sul figlio minore e di trasferimento del bambino in casa-famiglia, ritenendo che l’uso della forza per prelevare il bambino sia fuori dallo Stato di diritto.

E’ una vittoria enorme, che arriva dopo una lunghissima lotta delle madri innanzitutto, ma anche di femministe, giornaliste, Centri Antiviolenza, parlamentari italiane e europee.

La Cassazione scrive che la Corte d’appello che ha preso quella decisione ha inteso realizzare il diritto alla bigenitorialità, previsto dalle legge 54, rimuovendo la figura genitoriale della madre sulla base di un costrutto ascientifico che ha  ispirato le consulenze tecniche di ufficio. La Corte di cassazione ribadisce che “il richiamo alla sindrome d’alienazione parentale e ad ogni suo, più o meno evidente, anche inconsapevole, corollario, non può dirsi legittimo, costituendo il fondamento pseudoscientifico di provvedimenti gravemente incisivi sulla vita dei minori, in ordine alla decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre”.

La Corte Suprema rileva ancora che le sentenze che condannavano per sempre alla separazione Laura Massaro e il suo bambino hanno trascurato le ripercussioni sulla vita e sulla salute di un piccolo in seguito a “una brusca e definitiva sottrazione dalla relazione familiare con la madre, con la lacerazione di ogni consuetudine di vita, ignorando che la bigenitorialità è, anzitutto, un diritto del minore”.

Il figlio di Laura Massaro, ormai dodicenne, non era mai stato ascoltato dal giudice, la sua volontà è stata del tutto ignorata. Ed è uno dei motivi di nullità delle sentenze precedenti, per “non avere proceduto all’ascolto del minore, adempimento a tutela dei principi del contraddittorio e del giusto processo. In tema di affidamento dei figli minori l’ascolto del minore infradodicenne capace di discernimento costituisce adempimento previsto a pena di nullità, atteso che è espressamente destinato a raccogliere le sue opinioni e a valutare i suoi bisogni’. 

Finora gran parte delle sentenze che giudicano le madri colpevoli di “alienazione”, le privano della potestà genitoriale, le separano per sempre dai figli, condannati a essere rinchiusi in comunità finché non cederanno, e rivedranno il padre che temono, sono avvenute sulla base di consulenze tecniche d’ufficio (CTU). Sono relazioni scritte da  psicologhe e psicologi incaricati dai tribunali a esprimere un parere in caso di separazioni conflittuali. Sono relazioni che non tengono in alcuna considerazione la violenza domestica, anche quando ci siano procedimenti a carico del padre maltrattante, e si basano sull’assunto che un uomo violento può essere comunque un ottimo genitore.

Attraverso le CTU i giudici si liberano dall’ascolto diretto delle parti in causa, in particolare dei bambini, eppure proprio questo compito è affidato loro dalla legge. E invece, secondo le inchieste sulla giustizia condotte dalla commissione Femminicidio del Senato presiedute da Valeria Valente, i giudici non lo fanno più, e in sostanza deliberano solo sulla base del parere della consulenza tecnica d’ufficio. I centri antiviolenza e la Commissione segnalano che si tratta di uno dei molti tasselli che compongono un quadro di violenza, quella violenza istituzionale compiuta da coloro che invece dovrebbero proteggere madri e bambini maltrattati, ovvero magistrati, psicologi, servizi sociali.

La Corte di Cassazione infine si esprime contro l’esecuzione coattiva dei provvedimenti, ovvero dell’uso della forza fisica per portare via il figlio alla madre, definendo questo metodo “non conforme ai principi dello Stato di diritto in quanto prescinde del tutto dall’età del minore, ormai dodicenne, non ascoltato, e dalle sue capacità di discernimento, e potrebbe cagionare rilevanti e imprevedibili traumi per le modalità autoritative che il minore non può non introiettare, ponendo seri problemi, non sufficientemente approfonditi, anche in ordine alla sua compatibilità con la tutela della dignità della persona’”.

Chi si chiede di che cosa parla la Corte, può guardare questo video pubblicato sulla bacheca di Maria Assunta Pasca, una madre cui hanno portato via il figlio e rendersi conto della realtà.

Trovate il coraggio di guardare, e capirete perché dapprima in poche, e poi in parecchie, abbiamo combattuto contro questo orrore con tutte le nostre forze. Le urla di questo bambino e di sua madre sono state trasmesse a tutto volume l’estate scorsa durante un sit-in a Montecitorio organizzato dalle madri che, incoraggiate all’esempio di Laura Massaro, sono uscite allo scoperto con un gruppo che si chiama “Madri unite contro la violenza istituzionale”. Ascoltare le storie di queste donne, e dei loro figli, toglie il sonno. E riempie di una rabbia difficile da mettere a tacere. 

E’ bene inoltre ricordare che la sindrome di alienazione parentale ha molti sponsor politici, primo fra tutti il senatore della Lega Pillon. Nel famoso “contratto di governo” fra Lega e Movimento 5 stelle, che diede vita al governo Conte  nel 2018, si leggevano infatti,dieci righe dedicate al diritto di famiglia, in cui si auspicava una riforma dell’istituto dell’affido condiviso dei figli, per “assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale”, ovvero il famoso ddl Pillon per fortuna morto e sepolto.

Ma, oltre agli sponsor, c’è stata una crescente opposizione. Da parte della Commissione Femminicidio del Senato guidata da Valeria Valente innanzitutto, che sta esaminando un campione di  1500 fascicoli dei tribunali che hanno usato la Pas, di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, della senatrice Valeria Fedeli che ieri ha diffuso la buona notizia su Twitter, di Veronica Giannone, deputata 5 stelle, della Sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra, della Ministra Mara Carfagna, di una parte importante del mondo cattolico.

La battaglia contro la violenza istituzionale e contro la Pas ieri ha segnato un enorme passo avanti, ma ora ci sono molte altre madri, e molti altri figli, che hanno diritto alla giustizia. E’ necessario impegnarsi e battersi perché avvenga.

Ogni primo lunedì del mese, in molte città d’Italia, in piazza e davanti a una fontana, si incontrano le “ombrelline”, madri cui hanno tolto i figli e attiviste che le sostengono, così chiamate perché passeggiano intorno alla fontana con un ombrello aperto. Sono appuntamenti informali, che crescono di volta in volta, e si estendono in tutta Italia. Per organizzarne uno, o per partecipare nella propria città, si può seguire l’account di Pina Nuzzo su Facebook. 

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Paola Tavella è giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione, autrice. Docente del Master in studi di genere Università RomaTre.

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