le opinioni

Contro la follia di Putin

a cura de Le Contemporanee


La guerra, la propaganda, la violenza, la nonviolenza, la resistenza. Ne stiamo vedendo di ogni in quest’ultimo mese. Il mondo sembra tornato a giorni quasi peggiori della cortina di ferro. Proviamo però guardare tutto quel che accade attraverso gli occhi delle donne. Tra paura, coraggio e uno sguardo diverso sul mondo. Perchè spetta alle donne spegnere gli eccessi di testosterone che da secoli combinano guai e disastri in tutto il mondo.

Le Rivoluzionarie invisibili: le donne russe e ucraine.

a cura di Vittoria Loffi


L’invasione dell’Ucraina condotta dalla Russia di Putin ha trovato, sin dal primo giorno, un alleato fondamentale nella propaganda e nella disinformazione, cruciali per poter sperare di vincere una guerra che ha come principale fondamento le rivendicazioni dell’ex Unione Sovietica e una discussione ancora aperta sulla presenza (o meno) di una promessa statunitense di non allargamento della NATO. I soldati russi – soprattutto i giovani che cercano, nonostante gli sforzi repressivi della madrepatria, di godersi i pregi di un mondo fortemente globalizzato – si mobilitano sulla base di racconti falsati, per cui ad esempio, secondo i vertici militari russi, sarebbe stata la NATO ad invadere l’Ucraina di punto in bianco.

Una disinformazione e una manipolazione che non hanno confini, tant’è i suoi effetti si fanno sentire anche al di là della ristretta cortina di ferro che circonda la Federazione Russa, rimbombando nei salotti più reazionari e complottisti del nostro stesso paese.

Nel 2014, mentre l’ex segretario di stato americano Henry Kissinger chiariva quali fossero i passi necessari per evitare un confronto armato russo-ucraino, Putin continuava a rivendicare l’esistenza di una promessa di non espansione ad Est della NATO seguita alla riunificazione della Germania: insomma, il piano politico-strategico e delle relazioni internazionali si presenta ancora come una matassa difficile da sbrogliare e che richiederebbe il coraggio di desecretare più documenti relativi alla questione di quanto sia mai stato fatto.

Nella vita di tutti i giorni, però, lontani dai centri decisionali di potere, i cittadini e le cittadine sono costretti ad organizzare una resistenza – armata, politica, sociale e social – con tutte le armi a loro disposizione così da raccontare i crimini di guerra che la Russia sta spargendo come briciole lungo il cammino man mano che avanza. Tra le fila di chi organizza la resistenza ci sono anche loro: le “rivoluzionarie invisibili” che danno vita ad un attivismo femminile dispiegato su più fronti: per difendere la propria patria le donne imbracciano armi, si arruolano, donano il proprio volto alla causa – come la “Lolita” mitra e lecca lecca spopolata su facebook nei giorni precedenti o come Anastasiia Lenna, ex Miss Ucraina arruolatasi e scesa in guerra. Le donne in scenari di guerra sono da sempre un primo obiettivo da colpire, ma la popolarizzazione della guerra operata dai social network permette di raccontare una storia differente – da vittime di violenze su larga scala, le donne sono protagoniste attive della resistenza, in Ucraina, in Russia e nel resto del mondo: Kinga, Marina e Valerish ne sono un esempio.

Kinga Szostko, polacca, ha deciso di sfruttare Tinder, una delle uniche piattaforme sopravvissute ai ban e a cui si può ancora accedere dalla Russia, per informare gli uomini russi del bagno di sangue che si sta verificando in Ucraina. Kinga ha creato un profilo Tinder con la sua foto e una falsa bio in cirillico: “Kyra, 40 anni, studi all’Istituto di Giurisprudenza di Mosca”. A chiunque la contattasse per conoscerla, Kinga trasmetteva esclusivamente scatti dei bombardamenti e dei morti a Kiev, Mariupol e Kharkiv dopo gli attacchi russi. Kinga ha invitato su Instagram le donne polacche a imitarla: “Con questo strumento possiamo raggiungere utenti russi con informazioni”.

Dalla Russia, invece, la giornalista Marina Ovsyannikova ha interrotto il tg di stato russo con un cartello “Fermate la guerra. Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo. I russi sono contrari alla guerra”. Nei giorni precedenti aveva registrato un messaggio nel quale spiegava le sue ragioni. “Quello che sta accadendo in Ucraina è un crimine. E la Russia è l’aggressore qui. E la responsabilità di questa aggressione ricade sulla coscienza di un solo uomo: Vladimir Putin”. È stata arrestata poche ore dopo e le ultime notizie che si hanno di lei la vedono in tribunale con l’avvocato.

E poi c’è Valerish, giovane fotografa ucraina che affronta la guerra di petto, come i suoi 20 anni le suggeriscono, forse, istintivamente di farlo. Valerish conosce un mondo in cui si usano i social per comunicare, per conoscersi a distanza e per divertirsi: così ha deciso di utilizzare TikTok e di reinventare i trend che hanno dominato per mesi la piattaforma al fine di raccontare i bombardamenti che stanno devastando l’Ucraina e la fuga della sua famiglia in un bunker. Valerish racconta con lucida ironia cosa succede ogni giorno, non perdendo l’occasione per ringraziare Putin per i supermercati vuoti, i palazzi distrutti, gli ospedali esplosi e la completa mancanza di corrente. In questi giorni la fotografa sta rilasciando interviste in tutto il mondo, tra Fox News, CNN, Rai e Propaganda Live: il suo racconto della guerra mostra come i giovani stanno vivendo il conflitto e come siano i primi a richiedere l’instaurazione della tanto discussa No Fly Zone.

Donne di forza, tenacia e grande coraggio, che tanto devono aver imparato dalle loro sorelle dell’Euromaidan nel 2013/2014, che in quei più di 90 giorni di protesta che hanno portato alla fuga del Presidente Yanukovich hanno rischiato ogni minuto la vita per ideali di libertà e dignità umana. Va ricordata, ad esempio, Kateryna Kruk che ispirata dall’uso dei social media fatto durante la primavera araba, ha iniziato a raccontare i primordi della “Rivoluzione della Dignità” in inglese, a fronte di masse che comunicavano le proprie istanze esclusivamente in russo e ucraino non facendo così breccia nella bolla delle notizie internazionali. In pochissimi giorni, Kruk diventò di fatto una portavoce e una fonte di riferimento per giornalisti e politici occidentali. Kruk, all’epoca 24 anni, è stata l’emblema di un folto gruppo di donne attiviste ucraine che hanno giocato ruoli chiave durante le proteste.

Come racconta la docente e ricercatrice Olena Nikolayenko nel suo articolo “Invisible Revolutionaries: Women’s Participation in the Revolution of Dignity”, il modello patriarcale che schematizza la partecipazione delle donne in guerre e rivoluzioni le vede principalmente assegnate a ruoli di supporto e cura. La rivoluzione della Dignità prima e la guerra oggi raccontano, però, un modello più fluido dei ruoli femminili in situazioni di conflitto, che oscilla fra il rispetto di una divisione del ‘lavoro’ basata sui diversi ruoli di genere e l’appropriazione delle forme più ‘maschili’ di resistenza. Secondo l’International Institute of Sociology di Kiev, il 44% dei partecipanti all’Euromaidan nel 2013-14 furono proprio donne, una proporzione scemata con l’escalation della violenza che ha portato alla morte di 125 persone. Ma come sottolineato da una manifestante: “l’eroismo si manifesta non solo stando sulle barricate, ma raccontando cosa succede, difendendo prigionieri nei tribunali, prendendo parte all’Automaidan” e con la guerra russo-ucraina possiamo aggiungere, anche sfruttando i social e le tv di stato, rischiando sempre e comunque la morte o la prigione a vita. Il tutto in nome della libertà, della dignità umana e del diritto all’autodeterminazione.

Insomma, “gloria agli eroi”, ma anche alle eroine.

LA PAROLA A VOI

Sembra che il mondo proceda al contrario, che la linea temporale si riavvolga verso la seconda guerra mondiale e si spinga fino a prima della caduta del muro di Berlino.
Che sensazioni provate? Quale puo’ essere il ruolo delle donne e delle giovani generazioni davanti a leader che rincorrono sogni egemonici e anacronistici con violenza, menzogna e propaganda, come fatto da Vladimir Putin?
Come fare sentire la nostra voce?

Una risposta

  1. Dobbiamo trovare un modo in cui le donne si fanno sentire, promuovendo ad esempio in ruolo diplomatico di mediazione tra Europa e Cina per convincere Russia a cessare il fuoco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

TAGS

CONTRIBUTOR

Vittoria Loffi è studentessa universitaria e attivista femminista. È autrice del podcast “Tette in Su!” prodotto per Eretica Podcast e fra le coordinatrici della campagna nazionale “Libera di Abortire” per un libero accesso all’aborto in Italia. Contributor e presenza attivissima de Le Contemporanee.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di LeContemporanee.it per rimanere sempre aggiornato sul nostro Media Civico