le opinioni

La guerra é brutale, proprio come raccontavano le nostre nonne.

Ma voi, voi scettici, voi che aspettate le indagini internazionali per stabilire la verità o meno delle stragi in Ucraina e nel frattempo coltivate il sospetto della messa in scena, ve li ricordate i racconti di guerra delle vostre nonne? Davvero credete possibile che una guerra di invasione sia una cosa pulita, dove muoiono solo i soldati e i civili sono rispettati? Persino quando le truppe straniere sono accolte con danze e bandiere la guerra raccontata dalle nonne è disgustosa perché ci sono vicine di casa che si vendono per una tazza di caffè e quelli della borsa nera che ti portano via la catenina per una scatola di antibiotici.

Mia nonna, che viveva in un paese di mare, raccontava dell’acqua messa a bollire sulla spiaggia per ricavarne il sale, del sale caricato a spalle per portarlo in treno fino in Piemonte e scambiarlo con patate per non morire di fame, del treno bombardato e mitragliato quasi ogni volta (gli inglesi cercavano di distruggere una ferrovia che non colpirono mai) e delle corse nei fossi: qualcuna non ce la faceva, restava lì. La nonna di G.R., che ne ha scritto su Facebook, ascoltava Radio Londra alla sera, al buio, con i vetri oscurati alle finestre. Mandava le bambine a letto, perché il giorno dopo non facessero la spia col maestro e lui con il fiduciario rionale. Parlava il Colonnello Buonasera e lei appiccicava l’orecchio per sentire le notizie. Di giorno si scambiava le tessere dello zucchero e della farina con le sorelle, e si buttava nei fossi, lasciando la bicicletta, se mitragliavano lungo le strade. Pure lì, immagino, mica ce la facevano tutte.

Altre nonne di cui mi hanno raccontato sono morte per la tisi presa in un rifugio antiaereo in città, quando i figli erano poco più che neonati. Delle nonne violentate non sappiamo molto, non sono cose che si dicono ai nipoti, ma immagino che soprattutto in provincia di Frosinone e Latina ce ne siano tantissime, forse ancora viventi: gli stupri delle forze francesi messi a registro (e di sicuro sottostimati) furono 3.100, le denunce cinquantamila.

Da pochi giorni è tornato in libreria “Pane Nero”, il libro di Mirian Mafai che ha raccolto molte storie delle nostre nonne durante la seconda guerra mondiale. Comincia con tre immagini: “Luciana che partorisce in un basso di Napoli nell’intervallo tra due bombardamenti; Bianca che con i figli il grammofono e la cassetta dei gioielli attraversa a piedi l’Abruzzo; Marisa che a Roma occupata dai tedeschi impara a sparare.” Chissà se allora ci fosse stato il web, chissà se avremmo accusato Luciana di essere un’attrice, Bianca di essere un’irresponsabile (si sa che i bambini, come si è detto nei talk show, preferiscono la dittatura alla guerra) e Marisa una serva degli americani o forse di Soros.

Ma le nonne ci hanno fatto anche racconti più lievi. A casa mia ho ancora una camicia tagliata nella tela di seta di un paracadute tedesco, mia nonna ne cucì una decina, e anche sottovesti e altro: parlava spesso di quel tessuto bellissimo trovato in montagna, un vero colpo di fortuna per una famiglia con tutte figlie femmine. Le nonne in guerra avevano imparato a risuolare scarpe, rivoltare cappotti, e quello che oggi chiamiamo riciclo era assoluta necessità perché persino un pezzetto di spago era meglio conservarlo che non si sa mai. Guidavano trattori e autobus (anche di queste storie ce ne sono tante in “Pane Nero”) e tenevano in piedi case intere in una quotidiana e infaticabile lotta contro la fame.

Voi scettici, voi che non volete credere all’ipotesi che un esercito di occupazione fa ciò che vuole dei civili, voi che “è tutto un film”, propaganda, magari potreste ripensare ai racconti delle vostre nonne, ad esempio alle nonne di Gorla che hanno visto i loro nipotini seppelliti da un errore dei B-24 che invece di bombardare la Breda sganciarono le bombe su una scuola. I racconti delle nonne potrebbero aiutare a capire che una guerra per i territori non è mai un affare pulito, mai, e non si vede perché quella russa dovrebbe essere l’eccezione a ogni guerra vista nel mondo, perché quei soldati e solo loro non dovrebbero sparare alla nuca, o violentare, o torturare; perché quei bombardieri non dovrebbero sbagliare; perché quei civili non dovrebbero morire anche di fame, freddo o malattia.

C’è un limite all’esercizio del dubbio. I filosofi lo collegherebbero al Rasoio di Occam: a parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire. Noi possiamo trovarlo nei racconti delle nostre nonne, le nostre nonne che c’erano ai tempi della guerra e sapevano che, qualunque fosse la divisa, la brutalità dei soldati contro i civili e la noncuranza degli ufficiali per la sorte dei civili va data per scontata, perché così succede, sempre.

LA PAROLA A VOI

Una risposta

  1. Bellissimo articolo stiamo rischiando di scegliere fra fantasia e realtà nel senso che scegliamo quello che più ci piace e non quello che riporta purtroppo una verità riscontrata. Non mi so dare una spiegazione se non che questi rempi duri (cvid, guerra, crisi) stanno tirando fuori il peggio di noi.

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Politica e giornalista italiana, ex-direttrice del Secolo d'Italia

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