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Parigi 2024. Imane Khelif è una donna e ha tutto il diritto di combattere con altre donne

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Quello della pugile algerina Imane Khelif ha finito per trasformarsi in un caso politico grazie alla strumentalizzazione delle destre e all’ignoranza popolare. Partiamo dall’inizio e cerchiamo di diradare la confusione intorno a esso, cercando di capire i perché.

Durante un incontro di boxe disputato con l’italiana Angela Carini durante i giochi olimpici a Parigi 2024, quest’ultima ha interrotto bruscamente l’incontro al 40esimo secondo, adducendo che l’avversaria l’avrebbe colpita troppo forte e infine mettendosi a piangere in ginocchio.

Secondo il direttore tecnico della squadra Emanuele Renzini, Carini già soffriva di un’infezione in bocca e questo potrebbe averla spinta ad abbandonare il ring, questo senza nemmeno mostrare rispetto a Khelif stringendole la mano. Il motivo sarebbe fisico, personale, non avrebbe avuto quindi niente a che fare con il linciaggio mediatico diretto alla pugile algerina da parte del nostro governo attraverso una macchina del fango da cui forse anche la pugile italiana è rimasta influenzata.

C’è da dire infatti, che all’annuncio dell’incontro tra Carini e Khelif, gli animi si sono subito infiammati di sentimenti odianti e transfobici. Politici come Salvini, La Russa, Roccella, Santanchè e la stessa Meloni hanno descritto l’atleta come un uomo, o “un trans”. Personaggi come Elon Musk, Donald Trump e J.K. Rowling hanno strumentalizzato a loro volta l’accaduto sui social per colpire la comunità transgender. 

Telegiornali come quello di Tv2000 e della RAI, hanno fatto tutto meno che parlare con la stessa Khelif, usando il maschile per parlare di lei e senza tenere minimamente conto di due fatti importanti: il primo, che avere livelli alti di testosterone è molto più comune di quanto si pensi, anche nelle donne, e secondo, che il CIO non si basa su ideologie per ammettere le atlete alle gare, ma al contrario le sottopone a esami stringenti e anche molto invasivi per il loro personale. 

Khelif non è una donna trans dunque, non è nemmeno una persona intersex come si è scritto nelle scorse ore – o per lo meno non si è mai definita tale – è semplicemente nata con iperandrogenismo. Il Comitato Internazionale Olimpico ha stabilito che i suoi livelli di testosterone, nonostante siano più alti della norma abbiamo detto, rientrano nei paramertri per gareggiare nelle competizioni femminili. Khelif ha già combattuto ai mondiali, perdendo contro altre donne, e tuttavia questo fatto non è sembrato bastare per lasciarla lavorare in pace.

Un aspetto su cui crediamo sia giusto soffermarci è come il caso politico sia stato scatenato, sì con ignoranza, ma soprattutto adottando una retorica in difesa delle donne e del loro diritto a giocare contro altre donne. Uno zelo che però esce fuori solo quando è necessario puntare il dito contro altri gruppi marginalizzati, come persone trans, straniere e non bianche, ma che si scioglie improvvisamente gli altri giorni dell’anno.

Credits photo: ilfattoquotidiano.it

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