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Liberare le donne dalla Sindrome da alienazione parentale (PAS). Una riforma urgente.

Non solo violenza psicologica o fisica, sono anni che donne e minori subiscono anche un’aggressione più subdola e devastante che si basa sulla cosiddetta sindrome da alienazione parentale (PAS). Una teoria che arriva dallo psichiatra forense statunitense Richard Gardner, che non ha alcun riscontro scientifico e che nonostante ciò abbiamo prontamente adottato, tanto da essere usata assai spesso nei procedimenti per l’affido dei minori a danno di madri e bambini.

Disconosciuta dalla scienza e sconfessata con diversi pronunciamenti dai Ministri Speranza e Cartabia, questa teoria è stata più volte messa in discussione della stessa Cassazione e da ultimo bocciata senza appello della Suprema Corte con l’ordinanza n.286/2022. Insomma una teoria che non esiste, se non nei nostri tribunali con effetti devastanti su donne minori. 

Così accade che se i figli minori di una coppia separata non vogliono vedere il padre, si mette la madre sul banco degli imputati. Anche se la donna è stata vittima di violenze, finisce lei sotto giudizio perché condizionerebbe i figli e li disporrebbe male nei confronti del padre. È un fenomeno tanto grave e diffuso che porta ad affido condiviso anche se l’uomo in questione è stato denunciato per violenze familiari, o ad allontanamento traumatico dei minori dalla madre verso case famiglia, o all’affido esclusivo al genitore rifiutato e alla messa in discussione della stessa potestà genitoriale della donna. Con grande sofferenza sia per le madri che per i bambini. 

Tanto che spesso le donne ammettono con dolore che ‘era meglio non denunciare perché sono meglio le botte che vedermi sottratto mio figlio’. Come se non bastasse tutto questo accade in spregio alla Convenzione di Istanbul, che in un’ottica di prevenzione da ulteriori maltrattamenti prevede siano valutati e presi in seria considerazioni gli episodi di violenza nelle decisioni su custodia dei minori e diritto di visita.  In poche parole parliamo di uno scempio a cui lo Stato deve porre rimedio con urgenza.

Ma com’è possibile tutto questo? Succede perché nei procedimenti di separazione e affido troppo spesso non si acquisiscono gli atti e le sentenze dei processi penali contro mariti e compagni violenti, o non se ne tiene adeguatamente conto. Inoltre sono stati affidati compiti sempre più ampi e delicati ai ‘consulenti tecnici’, spesso senza porsi il problema dell’adeguatezza della loro specializzazione. E come se non bastasse in genere si dà poco credito ai minori e alle loro testimonianze, che comunque per prassi diffusa sono raccolte non dai giudici ma dai consulenti. Non necessariamente psicologi specializzati. Infine si aggiunga la pervasiva cultura patriarcale in cui siamo tuttora immersi.

Jordan Whitt - Unsplash
Jordan Whitt – Unsplash

Uscirne si può e si deve. La ricetta credo sia quella di mettere davvero fuori dai nostri tribunali teorie e costrutti che non hanno alcun fondamento scientifico, limitare le consulenze tecniche facendo affidamento a competenze specializzate e ristabilire il dovere del giudice di ascoltare i minori. Inoltre in caso di valutazione dell’idoneità genitoriale, vanno applicate le norme costituzionali che proteggono i minori dalla violenza. In nessun caso deve più accadere che si emettano decreti di sospensione della responsabilità genitoriale, o decadenza, o allontanamento del minore sulla base della Pas. Perché una donna che denuncia violenza va sostenuta, e deve sentire alleate, non nemiche, le istituzioni e perché prima del diritto alla bigenitorialità viene l’interesse del minore.

In tante – madri, avvocatesse, parlamentari e associazioni perché di questo fenomeno grave ci preoccupiamo solo noi donne – ci eravamo illuse che l’incubo fosse finito. Grazie alle sentenze della Cassazione e alla riforma del processo civile. Un testo fortemente voluto dalla Ministra Cartabia e che nel corso dell’esame al Senato è stato migliorato con alcuni emendamenti proposti dalla Commissione di inchiesta sul femminicidio presieduta da Valeria Valente, a partire da quello sull’esclusione della sindrome da alienazione parentale dai tribunali italiani.

Soprattutto ci eravamo illuse che la Pas non potesse più essere usata nelle cause di affido in considerazione della sentenza del 24 marzo 2022 con cui la Cassazione ha accolto il ricorso di Laura Massaro – una delle prime donne a cadere e a denunciare questa trappola –  dichiarando illegittimo il richiamo alla sindrome dell’alienazione parentale e ai suoi corollari. Altrettanto importante con l’ordinanza n.286/2022 la Cassazione ha riconosciuto la superiorità dell’interesse dei bambini rispetto al diritto alla bigenitorialità e condannato l’uso della forza nei confronti dei minori, ritenendo le modalità violente di allontanamento ‘non conformi ai principi dello Stato di diritto’. 

Invece è successo di nuovo. Nella provincia di Lodi una mamma è stata portata con l’inganno e trattenuta contro la sua volontà nell’ufficio del sindaco, mentre il bambino, che l’aspettava sotto con un’amica, è stato prelevato con la forza e portato via per essere collocato in una casa famiglia.

Per trovare soluzioni definitive e concrete, mettere fine a queste gravi violazioni dei diritti umani che raccontano di identità familiari violate e per vietare il prelievo forzoso dei minori, se non nei casi di grave pericolo per l’incolumità fisica del minore stesso, serve un intervento legislativo urgente. É quanto abbiamo ribadito con le colleghe Giannone, Ascari, Annibali, Boldrini, Sarli e Bellucci e con alcune donne incredibilmente e ingiustamente accusate di Pas, nel corso di una conferenza stampa alla Camera. Iniziativa con la quale avevamo voluto richiamare l’attenzione del Parlamento e del governo sull’urgenza di una riforma per tutelare il supremo interesse dei minori e liberare le donne dal buco nero della sindrome da alienazione parentale. Ma considerando la prossima fine anticipata della Legislatura, non escludo la possibilità di fare, tutte insieme, un analogo appello al Presidente Mattarella.

LA PAROLA A VOI

3 Responses

  1. Quale forma di protezione offriamo alle nostre donne che subiscono quotidianamente vessazioni psichiche e materiali da medioevo e (sono di attualità) da regime iraniano?
    Offriamo semplicemente e ignominiosamente la nostra “indifferenza”
    NON CI VERGOGNIAMO?

  2. Il problema non è se una teoria sia scientifica o meno, ma di valutare i fatti. Poi possiamo chiamare le cose in qualsiasi maniera. E’ purtroppo vero però che c’è chi ostacola i rapporti dei figli con il marito, indipendentemente da ogni oggettiva ragione. I figli sono un bene di scambio, una merce dal valore in primo luogo economico ma anche uno strumento per fare del male a chi ha “la colpa” di non essere più il marito. Se, poi, l’ex si rifa una vita, tutto viene amplificato.
    E’ il serpente che si morde la coda: tante volte mi sento dire dalla madre-modello (che tale si ritiene) che non si è rifatta una vita perché si è sacrificata, ma nello stesso tempo preferisce osteggiare l’ex che dirgli che se fino a quel momento non si era occupato dei figli, ora è il momento di farlo e imporre l’esatto contrario, cioè che i figli li vada a prendere e portare a scuola, li faccia pranzare e cenare, etc. . Chi lo fa vede che la tentazione dell’ex di occuparsi “paritariamente”, magari per non pagare l’assegno (???) svanisce dopo poco e si distingue subito l’uomo-padre dall’uomo cialtrone! Che si merita … vabbé meglio non dire cosa!

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CONTRIBUTOR

Ecologista, vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera e deputata di FacciamoECO. Arrivata in Legambiente come volontaria, ne è stata direttrice generale per 8 anni e poi presidente nazionale dal 2015 al 2017. Sociologa, esperta nei temi della sostenibilità ambientale nell'ambito turistico e di organizzazione dei servizi territoriali, ha contribuito a numerose pubblicazioni associative. Fa parte dell'ufficio di presidenza di Green Italia e del Forum Diseguaglianze e Diversità, è tra i garanti della missione umanitaria collettiva Mediterranea e tra le promotrici de Le Contemporanee, startup sociale e digitale nonché media civico per la parità di genere.

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