le opinioni

Studi sulla violenza di genere

La percezione degli adolescenti

di Mila Spicola

Quello della violenza di genere e della sua percezione tra gli adolescenti è un campo di ricerca che ha attenzione specifica e crescente, sia per il fenomeno in sé, sia perché rappresenta una delle fasce generazionali più importanti per le azioni di analisi e prevenzione del fenomeno più generale della violenza di genere. In particolare, dagli studi arriva una buona notizia: interventi di prevenzione, se condotti in modo adeguato e valutati nella loro efficacia, possono dar esiti importanti.

In queste brevi note indicherò due studi significativi (per chi volesse approfondire esiste una letteratura scientifica consistente e a cui rimando) e alcuni dati desunti da indagini sugli adolescenti, anch’essi rivelatori e per molti di coloro che leggeranno sorprendenti. Sono studi e indagini svolte tra adolescenti riguardo non solo il fenomeno ma, soprattutto la percezione del fenomeno da parte degli adolescenti.

Violenza di genere: gli studi

Questi studi forniscono un primo sguardo sulla violenza di genere tra gli adolescenti, esplorando come questa si manifesti e quali siano le sue cause e conseguenze in diversi contesti, principalmente in Italia.

Il primo studio preso in considerazione è The Use of Partial Least Squares–Path Modelling to Understand the Impact of Ambivalent Sexism on Violence-Justification among Adolescents, Autori: R. Fasanelli, I. Galli, M. Grassia, e altri., (https://www.mdpi.com/1660-4601/17/14/4991 ) è stato condotto a Napoli su 400 adolescenti, ed esplora la relazione tra atteggiamenti sessisti e la giustificazione della violenza tra gli adolescenti. Nello studio si mette in luce come il concetto di sessismo ambivalente abbia un impatto diverso sì, ma presente e potente, sia tra i maschi che tra le femmine. Il sessismo ambivalente è un concetto che include sia un sessismo ostile (HS) che un sessismo benevolo (BS). Il sessismo ostile riflette misoginia e valutazioni negative esplicite delle donne, mentre il sessismo benevolo include valutazioni apparentemente positive delle donne in ruoli tradizionali (es. moglie, madre) ma implica anche una rappresentazione delle donne come deboli e bisognose di protezione maschile, sottolineando così lo status inferiore delle donne. Mentre il sessismo ostile ha un’influenza maggiore sui ragazzi, il sessismo benevolo sembra avere un impatto più significativo sulle ragazze, specialmente nella giustificazione della violenza domestica. Cioè: le ragazze con atteggiamenti sessisti benevoli giustificano la coercizione nelle relazioni e la violenza domestica più dei ragazzi. Ciò sottolinea come le diverse manifestazioni di sessismo vanno possano contribuire e alimentare nella generalità forme sottili e meno evidenti di violenza di genere tra gli adolescenti. Forme che possono degenerare nelle effettive violenze che si verificano. Vanno conosciute e studiate per predisporre interventi differenti ed efficaci.

Lo studio suggerisce che sia necessario intervenire sugli atteggiamenti degli adolescenti riguardo ai ruoli di genere, mirando non solo agli atteggiamenti sessisti dei maschi ma anche a quelli delle ragazze che credono di dover essere sottomesse ai ragazzi. Gli interventi dovrebbero mirare anche al miglioramento delle competenze del personale scolastico e sanitario nel trattare il sessismo, con un focus particolare sugli adolescenti.

Un’altra ricerca, Male Perpetration of Adolescent Dating Violence: A Scoping Review, autori: Noreen Malhi, J. Oliffe, V. Bungay, M. Kelly (https://journals.sagepub.com/doi/pdf/10.1177/1557988320963600 ).si concentra sulla perpetrazione maschile della violenza di genere tra adolescenti, ricerca molto interessante e indicativa. Lo studio, condotto negli Stati Uniti, in Spagna, Sud Africa e Italia, identifica alcuni fattori modificabili attraverso interventi di azione o prevenzione collegati alla perpetrazione maschile della teen dating violence (TDV). È interessante considerare i tre temi principali che emergono da questa analisi: il Senso di Diritti (Entitlement): questo tema, collegato allo stereotipo del maschile del “sentirsi in diritto di” in quanto maschio, si caratterizza per atteggiamenti e credenze che conducono ad allinearsi alla violenza, alle norme maschili gerarchiche e marginalizzanti, ai ruoli di genere tradizionali e alla superiorità maschile. Questi fattori, in varie configurazioni, influenzano il perpetrare della violenza; le Esperienze Infantili Avverse (ACE): Gli adolescenti maschi che hanno sperimentato, osservato e/o iniziato abusi sono a rischio maggiore di perpetrare la ADV. Questo tema evidenzia il legame diretto tra le esperienze negative dell’infanzia e la tendenza a diventare autori di violenza negli appuntamenti durante l’adolescenza. La Gestione Inefficace dei Conflitti: Questo aspetto include l’uso di alcool e/o la disregolazione emotiva. Ma soprattutto ci dioce che gli adolescenti maschi che non gestiscono efficacemente i conflitti sono anch’essi a maggior rischio di diventare perpetratori di TDV (teen dating violence, nome scientifico che indica la violenza di genere tra gli adolescenti).

Lo studio sottolinea che gli sforzi di prevenzione spesso non sono direttamente collegati a questi temi critici, e non essendolo risultano inefficaci. Gli interventi dovrebbero mirare non solo a modificare comportamenti specifici, ma anche a trasformare le convinzioni e gli atteggiamenti che sottendono questi comportamenti. Ciò include sfidare le norme di genere dannose, migliorare le abilità di gestione dei conflitti e fornire supporto per affrontare le conseguenze di esperienze traumatiche. In sostanza, lo studio fornisce una comprensione più profonda delle dinamiche che possono portare alla TDV tra adolescenti maschi, sottolineando la necessità di approcci multidimensionali per agire sui tre ambiti, in questo modo si giunge a interventi più mirati ed efficaci, affrontando le radici profonde del problema anziché solo i sintomi

Infine, uno studio, Use of pornography and self-reported engagement in sexual violence among adolescents, autori S. Bonino, S. Ciairano, Emanuela Rabaglietti, E. Cattelino (https://dx.doi.org/10.1080/17405620600562359 ), esamina la relazione tra uso della pornografia e coinvolgimento in violenza sessuale tra gli adolescenti nel nord-ovest dell’Italia. Un tema di cui si èà tanto discusso la scorsa estate dopo lo stupro di gruppo di Palermo. I risultati sono significativi per comprendere come la pornografia influenzi il comportamento sessuale e le percezioni degli adolescenti.

La ricerca ha evidenziato una correlazione generale tra l’esposizione alla pornografia e l’esperienza di violenza sessuale, sia attiva che passiva, tra gli adolescenti. Questo suggerisce che l’accesso e l’uso di materiale pornografico possono plasmare in modo significativo le percezioni e i comportamenti degli adolescenti relativamente alla sessualità e al consenso e implica che l’esposizione a contenuti pornografici può spingere alcuni adolescenti a sviluppare comportamenti aggressivi o coercitivi in ambito sessuale, forse a causa della distorsione nelle norme sessuali e nel concetto di consenso. È emerso che la visione di film pornografici ha specifici effetti sulle esperienze di sesso indesiderato passivo, particolarmente tra le ragazze. Cioè potrebbe indicare che l’esposizione alla pornografia influisce sul modo in cui le ragazze interpretano e vivono le proprie esperienze sessuali, contribuendo potenzialmente a una normalizzazione della coercizione o della mancanza di consenso. In conclusione, lo studio sottolinea l’importanza di affrontare l’impatto della pornografia sul comportamento sessuale degli adolescenti. Conferma quello che dicono altri studi condotti sugli adolescenti, ovvero la confusa percezione della violenza di genere e la normalizzazione della stessa tra gli adolescenti. I risultati indicano la necessità di un’educazione approfondita e di una maggiore consapevolezza tra gli adolescenti sulle questioni di consenso e rispetto nelle relazioni sessuali, temi su cui albergano grandi dubbi. L’attenzione alle differenze di genere e al diverso impatto sulle ragazze e sui ragazzi in queste dinamiche è fondamentale per sviluppare interventi e programmi di prevenzione efficaci, volti a promuovere relazioni sane e consensuali tra i giovani.

In sintesi, questi studi rivelano come il sessismo e le sue manifestazioni, sia tra maschi che femmine, giocano un ruolo critico nel modellare atteggiamenti e comportamenti che possono condurre a varie forme di violenza di genere tra gli adolescenti. La notizia positiva è non solo il sapere che sono necessari interventi educativi e preventivi mirati, ma che tali studi danno un’indicazione precisa sulla natura, il contenuto e le modalità degli interventi, che prendano in considerazione le differenze di genere e i contesti culturali specifici, per combattere efficacemente la violenza di genere in questa fascia d’età.

Violenza di genere: indagini svolte tra adolescenti

Accanto alla letteratura scientifica, oltre alle indicazioni che vengono dalle indagini statistiche

sull’argomento, abbiamo diverse indagini condotte sull’argomento in Italia che ci forniscono dati e spunti per riflessioni importanti. Ne citiamo per brevità due.

Una è la ricerca condotta da Save the Children e Ipsos in Italia Adolescenti e stereotipi di genere, ricerca Ipsos per Save the Children. Concentrandosi sugli stereotipi di genere e la loro influenza sulla violenza, l’indagine di Save the Children ha utilizzato sondaggi e interviste per raccogliere dati dagli adolescenti. Nell’indagine un’alta percentuale di adolescenti ha riconosciuto l’esistenza di stereotipi di genere persistenti che influenzano le relazioni e le percezioni. Inoltre, ha rivelato dati allarmanti:

Il 70% delle ragazze intervistate ha dichiarato di aver subito molestie nei luoghi pubblici e il 64% di loro di sentirsi a disagio per commenti o avance indesiderate da parte di adulti di riferimento; il 39% dei ragazzi e delle ragazze in Italia sono esposti online a contenuti che giustificano la violenza contro le donne, con una forbice che si allarga dal 31% dei maschi al 48% delle femmine; c’è ancora una convinzione diffusa (2/3 degli intervistati) che il maschio nella coppia abbia il compito di proteggere la ragazza (78% fra i maschi a fronte del 55% delle ragazze) Questi dati riflettono una realtà in cui la violenza di genere è un’esperienza quotidiana per molte giovani adolescenti, una realtà che spesso rimane invisibile o inascoltata: la ricerca ha evidenziato una mancanza di risorse e supporto adeguati per gli adolescenti che sperimentano violenza di genere, non vi sono strutture o azioni strutturali tali da rappresentare luoghi di ascolto o denuncia a parte quelle, che possiamo definire di esito e non di prevenzione, di tipo psico-sanitario o delle forze dell’ordine.

L’altra indagine è quella condotta dalla Fondazione Libellula nel 2023, Survey Teen Community sulla consapevolezza e l’esperienza della violenza di genere tra ragazzi e ragazze dai 14 ai 19 anni, e si è focalizzata sulle esperienze e le percezioni degli adolescenti italiani in merito alla violenza di genere. Questo studio ha coinvolto 361 giovani, tra i 14 e i 19 anni, provenienti da diverse parti d’Italia, offrendo un’ampia panoramica sulle loro esperienze quotidiane relative alla violenza di genere.

L’indagine ha rivelato che, sebbene la maggior parte degli adolescenti riconosca la gravità della violenza di genere in astratto, di fatto, nel concreto, vi è una certa tendenza a minimizzare o normalizzare comportamenti violenti e di controllo non riconoscendoli come tali ma come condizione delle relazioni (vedi sopra gli effetti del sessismo ostile e del sessismo benevolo tra i ragazzi e le ragazze).

Sono dati preoccupanti. Ad esempio, il 33% dei ragazzi tra i 18 e i 19 anni ritiene inaccettabile che un uomo diventi violento dopo essere stato tradito, rispetto al 79% delle ragazze. Inoltre, solo il 29% dei ragazzi adolescenti non è d’accordo con l’affermazione che “il controllo è un segno d’amore”, contro il 48% delle ragazze.

La stessa indagine ha evidenziato che il 48% degli adolescenti ha subito «contatti fisici indesiderati» da parte di coetanei, mentre il 43% ha ricevuto «richieste sessuali e attenzioni non desiderate». Le vittime sono perlopiù ragazze (55%) rispetto ai ragazzi (25%).

I risultati dell’indagine hanno rivelato anche in questo caso che molti adolescenti sono regolarmente esposti a varie forme di violenza di genere, sia fisica che virtuale. Tuttavia, uno degli aspetti più preoccupanti emersi è la difficoltà che questi giovani incontrano nel riconoscere la violenza di genere come tale. Questo implica che, nonostante l’esposizione diretta o indiretta a tali comportamenti, molti adolescenti non riescono a identificarli come atti di violenza legati al genere.

Questa difficoltà di riconoscimento potrebbe essere attribuita a diversi fattori. In primo luogo, vi è una mancanza di educazione e sensibilizzazione sul tema. Molti giovani potrebbero non avere una chiara comprensione di cosa costituisca la violenza di genere, soprattutto in un’età in cui le relazioni interpersonali iniziano a diventare più complesse. Inoltre, gli stereotipi di genere radicati e le norme sociali possono offuscare la percezione di ciò che è accettabile e ciò che non lo è in una relazione, conducendo a una normalizzazione di comportamenti che, in realtà, sono abusivi o discriminatori.

La scoperta, che scoperta non è, che molti adolescenti faticano a riconoscere la violenza di genere pone

un’enfasi significativa sulla necessità di interventi mirati di sensibilizzazione e formazione. È essenziale che le scuole, le famiglie e le comunità lavorino insieme per fornire ai giovani le competenze e le conoscenze necessarie per identificare e contrastare la violenza di genere. Questo implica non solo la conoscenza da parte di tutto il personale scolastico di studi e dati, ma implica l’educazione con interventi mirati sui diversi tipi di violenza e sui loro segnali di allarme, oltre alla promozione di un dialogo aperto e onesto sul rispetto reciproco, sul consenso e sulle relazioni sane.

Accanto a quelle già citate, altre ricerche condotte da università e centri di studi hanno esplorato le percezioni e le attitudini degli adolescenti nei confronti della violenza di genere. Anche da questi studi emerge come, in alcuni casi, vi sia una tendenza a minimizzare o normalizzare comportamenti violenti, sottolineando la necessità di interventi educativi mirati.

Ad esempio, un’indagine condotta da Ipsos per ActionAid ha rivelato che quattro giovani italiani su cinque ritengono che una donna possa sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. E uno su cinque crede che le ragazze possano contribuire a provocare la violenza sessuale se mostrano un abbigliamento o un comportamento eccessivamente provocante.

I recenti casi di violenza tra adolescenti nel 2023 hanno messo in luce un aumento preoccupante di episodi di TDV e bullismo di genere, sempre più gravi e sempre più frequenti, sottolineando l’urgenza di affrontare questi problemi a livello sociale e istituzionale.

Tutti, da dove la prendi prendi, si concentrano sulla necessitò di introdurre interventi educativi mirati e precisi capisci di contrastare il fenomeno e di lavorare nel breve, nel medio e nel lungo periodo efficacemente. E dunque entra in campo la necessità di avere interventi strutturati e normati.

Le norme ci sono, non vengono applicate, a partire dall’art.14 della Convenzione di Istanbul o dal comma 16 della legge 107 del 2015, leggi approvate, ratificate e vigenti. Ma questo tema ci porterebbe lontano e per adesso la chiudiamo qui.

LA PAROLA A VOI

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CONTRIBUTOR

  • Mila Spicola

    Laurea in Architettura, già ricercatrice precaria in Storia dell’Architettura alla Sapienza di Roma, specialista in Restauro dei Monumenti ed esperta in Conservazione e Valorizzazione dei Bbcc, nel luglio del 2007 accetta la cattedra di ruolo in una scuola media di periferia a Palermo.  Dottoranda in Innovazione e Valutazione dei Sistemi d'Istruzione presso il Dipartimento di Pedagogia di UniRomaTre. Autrice di “La scuola s’è rotta”, Einaudi, 2010. Dal 2010 collaboratrice de L'Unità, autrice del blog "La ricreazione non aspetta". Organizzatrice e ideatrice insieme a Emma Dante degli incontri di teatro civile “Cu arriva ietta vuci”.  È stata  consulente tecnico del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per gli ambiti politiche educative di genere e piano nazionale scuola digitale, ha collaborato alla riforma della formazione iniziale e selezione dei docenti. Eletta negli organi di partito alle primarie del 2007, rieletta nel 2009, è stata responsabile scuola del Pd a Palermo fino al luglio 2010.  Dirigente nazionale dello stesso partito fino al 2016, oggi indipendente. Sempre antagonista, mai massimalista. Femminista e contemporanea.

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