Istantanea

Da Hollywood a Sanremo: le cougar non hanno paura del tempo

Secondo un pezzo di Helen Lewis appena uscito su The Atlantic, Hollywood ha scoperto finalmente le donne di mezza età che, prima delle piattaforme di streaming, si inabissavano poco dopo i 30 per ricomparire nei ruoli di nonne o streghe verso i 60. Dovremmo invitare la meritoria autrice di Difficult Women: a History of Feminism in 11 Fights a guardare Sanremo il prossimo anno per rendersi conto che in Italia siamo già oltre. Noi infatti abbiamo le cougar come Orietta Berti, Iva Zanicchi, Donatella Rettore, Loredana Berté, e la loro postura soddisfatta e beffarda riverbera potere pure sulla generazione precedente, quella delle perennials come  Sabrina Ferilli e Fiorella Mannoia, oscurando di fatto le pur succose quarantenni. Se Meryl Streep fosse italiana si sarebbe già presa Sanremo,  mentre negli Usa, dopo i 50 anni – lo ha detto lei – le offrivano parti  di “gorgoni o draghi e altre figure grottesche”. Se Emma Thompson si trasferisse qui, almeno in estate, farebbe innamorare Checco Zalone come Helen Mirren, e non avrebbe da lamentarsi di aver dovuto interpretare a cinquant’anni una chiaroveggente bizzarra, una moglie tradita e offesa, la voce nella testa di Will Ferrell in Stranger Than Fiction.

Anzi, avrebbe avuto subito la parte della baronessa in Cruella e di Miss Trunchbull nell’adattamento musicale di Matilda, poi Achille Lauro si sarebbe inginocchiato ai suoi piedi, il figlio di Amadeus si sarebbe lasciato strizzolare e strapazzare di baci, Ravazzi l’avrebbe solleticata con baffini, Sangiovanni le avrebbe fatto da spalla e l’avrebbe guardata con gli occhi dell’amore. In questo paese vecchissimo, che è stato appena salvato da un vegliardo disposto a sacrificarsi ancora per sette anni, non si passa mai davvero di moda e la terza età è momento di rilancio e di consacrazione. Le vecchie dive pop e rock non sono disponibili a essere mummificate nell’iconografia, sono orgogliose e pimpanti, si piazzano sul mercato sessuale e non accennano a togliersi di mezzo. Rettore canta “E non c′è anticipo o ritardo/Se rimango vengo ripetutamente/E non m’importa del pudore/Delle suore me ne sbatto totalmente”; Orietta Berti invece: “Non mi manchi di notte/Io ballo quando è notte/ Quando tutto si spegne e la musica mi consola/ Ed io mi sento forte/
Quando tutto finisce io mi amo anche da sola”.

I giovanotti sanno che fra le braccia delle perennials sicure di sé, ancora materne e, dolci e sagge, si possono trascorrere momenti estatici e imparare molto, per lo meno l’intonazione. Ma le cougar non hanno fin sopra i capelli di fare le mamme o le navi scuola, non si iscrivono certo la registro delle nonne, sono sole al centro del palco, saettano lampi di malizia dagli occhi, non temono il grottesco. E’ meglio non sfidarle perché hanno di certo il potere di trasformare tutti in rospi. 

TAGS

CONTRIBUTOR

Paola Tavella è giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione, autrice. Docente del Master in studi di genere Università RomaTre.

COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di LeContemporanee.it per rimanere sempre aggiornato sul nostro Media Civico