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Il “riarmo demografico” di Emmanuel Macron: tra congedo di paternità e retorica pro-natalista

Nel 2023, la Francia è scesa per la prima volta sotto le 700mila nascite: il livello più basso mai raggiunto dopo la Seconda Guerra Mondiale. E il Presidente Macron è corso ai ripari: nella conferenza di inizio anno presso l’Eliseo, Macron ha infatti annunciato il lancio di un grande piano per arginare quelle difficoltà che impedirebbero alle famiglie di “avere figli:” l’infertilità e le spese economiche.

Oltre all’impegno a rendere maggiormente accessibili le biotecniche di fecondazione assistita, il Presidente Macron ha annunciato la riforma del congedo parentale. Si tratterebbe di una riduzione del congedo di maternità già esistente a sei mesi, con l’affiancamento, però, di un congedo analogo destinato anche ai padri. “Dopo l’estensione del congedo di paternità”, ha aggiunto infatti Macron, “credo profondamente che l’introduzione di un nuovo congedo di nascita possa essere un elemento utile a una tale strategia” di rilancio delle natalità.”

Il lessico e la retorica utilizzati da Macron hanno tuttavia suscitato la preoccupazione delle associazioni femministe, nonché del Fronte di Sinistra. “Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l’uso della retorica del ‘riarmo demografico’”, ha scritto infatti, in una nota, la Federazione dei centri di informazione sui diritti delle donne e delle famiglie. “L’introduzione di politiche pro-nataliste, profondamente contrarie all’autonomia delle donne, costituisce un preoccupante passo indietro politico e sociale”. Anche il Fronte di sinistra ravvisa, nelle strategia del Presidente Macron, un pericoloso avvicinamento ai programmi di Marine Le Pen

“Lasciate in pace i nostri uteri”, è invece l’incisivo commento di Anne-Cécile Manfert, presidente di Fondazione Donne.

Mentre c’è chi accoglie il congedo di paternità come una conquista di civiltà, si sollevano parallelamente importanti dubbi sulla riduzione del congedo retribuito per le madri che, si teme, possa finire per penalizzare nuovamente le donne.

E la segretaria dei Verdi, Marine Tondelier, rilancia a tal proposito un’eloquente immagine tratta dall’omonima serie il “Racconto dell’ancella“, ispirata al celebre romanzo distopico di Margaret Atwood. In cui si prefigura il futuro apocalittico di uno stato totalitario, laddove le donne non possono sfuggire alla gravidanza forzata.

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COMMENTI

Una risposta

  1. Credo che questa posizione andrebbe meditata di più. Rischia di rinchiudere le donne nel solito ghetto dove, nel corso dei decenni, spesso hanno avuto la tentazione di chiudersi. È chiaro che nessuno può decidere per le donne. È ovvio che la singola donna non può essere colpevolizzare se non vuole figli. Ne può essere penalizzata la coppia che non fa figli. Però credo che sia importante ridimensionare l’idea che fare figli sia un problema delle donne. Gli uomini oggi vogliono essere più coinvolti. Bene. Diamogli un po’ della responsabilità. Sarà dirompente sul mercato del lavoro l’idea che un uomo può prendere almeno sei mesi di congedo se diventa padre. Nessuno potrà (almeno in linea di principio) più discriminare le donne perché “rischiano di andare in maternità “.

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