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E’ possibile un altro genere di leadership?

I tempi bui che stiamo vivendo ci chiedono di ripensare la società e il potere in un’ottica diversa e non patriarcale. La storia ce lo insegna: gli uomini hanno “la dichiarazione di guerra facile”, le donne sono più propense al dialogo e alla gestione pacifica dei conflitti. E non è un delirio femminista, bensì una realtà ribadita nella Risoluzione 2005/2215(INI) del Parlamento Europeo e nella Risoluzione UN 1325 (2005). 

“Queste emergenze spesso prendono per la coda l’avanzata delle donne e la rallentano. C’è ben altro da fare. Si Sente dire” ricordava qualche giorno fa la vice-direttrice di Corriere della Sera Barbara Stefanelli. Un’affermazione confermata dai dati più recenti: se prima della pandemia per colmare il Gap di Genere ci sarebbero voluti 99 anni, ora potremo raggiungere la Parità tra 135 anni. Sempre salvo imprevisti, chiaro.
Come in un ingiusto Monopoli, ogni crisi economica, politica o sanitaria ci fa ripartire dal via. I dadi li lancia l’intera società, ma a pagarne il prezzo più alto è spesso solo la componente femminile.

Che fare, dunque? In un mondo fortemente dominato dal patriarcato come possiamo raggiungere l’Obiettivo 5?


Per guardare al presente e al futuro in maniera inclusiva dobbiamo ripensare al rapporto tra donne e potere. Se n’è parlato l’11 e il 12 marzo al Campus Obiettivo 5 di Roma. Con la Professoressa e filosofa Alessandra Chiricosta abbiamo discusso della necessità di un altro genere di forza. La viralità è solo una delle possibili combinazioni con cui si è espresso il concetto di forza, eppure storicamente quella prevalente. Da sempre la forza intesa come combattente, aggressiva e violenta va a braccetto con la virilità, aspetto che già etimologicamente caratterizza il genere maschile. Ma per liberare il potere e incentivare un altro genere di leadership, si deve uscire dalla logica binaria che ci ha culturalmente bloccato nel binomio uomo-aggressività e donna-disponibilità. 

“Sono finiti gli anni di cooptazione in cui dovevi fare la buona davanti a un uomo, solitamente il tuo capo, il professore o un tuo superiore, per andare avanti. Non aspettiamo di ricevere il potere, andiamo a prendercelo.”  È il suggerimento della Senatrice Emma Bonino, incrociata nei corridoi di Sapienza subito dopo il suo intervento a “L’Europa delle Generazioni”. 

Lo stesso invito a prenderci il nostro spazio arriva dalla ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Intervistata da Barbara Stefanelli, Appendino ricorda a tutte noi giovani presenti in sala di  “non avere paura, non saremo mai abbastanza. E’ vero che l’esperienza genera competenza ma in Italia c’è una paura culturale diffusa, quella che le persone giovani non siano mai abbastanza”.

Tra i passaggi che hanno colpito me e le altre ragazze presenti in sala ci sono senza dubbio gli episodi di sessismo quotidiani vissuti da giovane donna in politica. “Dov’è il sindaco? Mi chiedevano cercando un uomo” racconta Appendino. Come se fosse scontato che la carica più alta della politica locale fosse occupata da un uomo. Come se fosse strano trovarci, invece, una donna. 

Le diverse esperienze di leader europee, una su tutte Angela Merkel, ci insegnano che legittimazione delle donne al potere è solo una questione culturale-sociale. Le modalità per incentivare un altro genere di Leadership, apostrofando il libro di Chiricosta, sono tutte ancora da scoprire.  

Per la Direttrice di IoDonna Danda Santini: “Superata la soglia del 30% poi va da sé. Più donne ci sono nelle posizioni di potere più si fa massa critica. Le giovani leader devono essere supportate dalle role model. È nostro compito creare un ponte intergenerazionale ma resta un dovere delle nuove generazioni creare massa critica.”  Da sempre il suo giornale è tra i pochi in Italia attento ai dibattiti di genere e a proporre nuovi approcci sul tema alle sue lettrici e ai suoi lettori, come il tema del rapporto donne e potere.

Sul tema della Leadership femminile la Direttrice Santini pone l’accento sulla creazione di un modello differente. “La leadership femminile si differenzia storicamente e culturalmente da millenni di abitudini forgiate tra le mura domestiche. Un trascorso che permette alle donne di esercitare la leadership in maniera diversa. Lo dimostrano le ricerche presentate da EY nei due giorni di Campus: i risultati evidenziano una realtà dove una leadership femminile forte garantisce stabilità alle aziende, un’incidenza più alta dei margini, bassi rischi infortunistici e sostenibilità. Sono tutti valori del nuovo millennio che ci porteranno ad abbandonare il capitalismo del profitto in favore della responsabilità civile all’interno delle aziende.

Anche nell’ambito economico-aziendale una leadership femminile non plasmata sul modello maschile è garanzia di risultati in linea con i valori della contemporaneità. I vantaggi sono oggettivamente misurabili, ma le caratteristiche per un altro genere di leadership sembrano non essere così facilmente identificabili. 

Per la cantante e autrice Margherita Vicario, invece, “nell’ambito artistico è difficile avere un ruolo di leadership, intesa come posizione di preminenza. Nel mio ambito io devo comunicare qualcosa, non centra nulla l’aggressività. Possiamo definirla come una leadership emotiva quella riconosciuta a una donna nel contesto creativo.”  Intervistata tra un caffè e l’altro in sala trucco poco prima della sua performance in Aula Magna, Vicario sottolinea come la questione di genere nel suo settore sia fortemente connotata dai pregiudizi. Nel settore artistico, ad esempio, ci sono pochissime cape progetto o musiciste. “Ci tengo molto a far si che questi pregiudizi vengano superati. Per questo nel mio tour abbiamo 4 musicisti e 4 musiciste. Le brave musiciste esistono, dobbiamo solo impegnarci a cercarle”

Non è una novità, purtroppo: il divario di genere e il soffitto di cristallo sono temi presenti anche nell’industria musicale italiana. Le poche donne presenti spesso sono valutate solo come performer anche se sono cantautrici o produttrici. “C’è la tendenza generalizzata a pensare che le donne non abbiano le capacità tecniche per lavorare in quell’ambito. Viene richiesta una sorta di continua prova del nove che per i colleghi uomini non è mai dovuta” ha dichiarato lo scorso 8 marzo Alessandra Micalizzi, docente e ricercatrice di SAE Institute in un’intervista a Rolling Stones. 

È la stessa necessità sociale di dover dimostrare di meritare quel ruolo, riscontrata dall’ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Cambiano i settori, resta il problema. Secoli di patriarcato, obbligano le donne a dover giustificare la loro presenza nelle posizioni apicali/decisionali. Come se fossero delle impostore, devono sin da subito mostrare la loro competenza per scardinare ancestrali pregiudizi.

La legittimazione delle donne nel top position passa dalla decostruzione degli stereotipi che caratterizzano il concetto di forza. Se, come suggerisce Chiricosta, è possibile un altro genere di forza, possiamo trovare un altro genere di leadership femminile autorevole e legittimata senza emulare il modello maschile? 

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CONTRIBUTOR

Arianna Vignetti ha 23 anni, Contemporanea ed è la lead di Roadto50%, progetto europeo per il riequilibrio di genere. La sua passione per la politica, l’Unione Europea e le relazioni internazionali la portano a laurearsi in Scienze Politiche, Sociali ed Internazionali- Relazioni Internazionali nel 2019 presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna e a decidere di completare gli studi con un Master Degree in Global Studies presso la LUISS Guido Carli University di Roma. E' una delle Ambasciatrici della Fondazioni Megalizzi per promuovere l'UE nelle scuole.

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