Berlino, il terrorismo e il nostro canto libero

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La risposta di Berlino e di tutta l’Europa non sarà la paura, ma la ferma determinazione a difendere i nostri spazi, i nostri Pride e la nostra gioia come atto politico irrinunciabile.

Una festa di libertà e autodeterminazione si è trasformata in un incubo. Sabato sera, al margine del Christopher Street Day a Berlino, un furgone è piombato sulla folla nel parco del Tiergarten, spezzando una vita e ferendo decine di persone.

Berlino: l’attentato e l’ombra del fanatismo

L’attentatore, identificato e poi ucciso dalla polizia in uno scontro a fuoco, agisce all’ombra di un fanatismo islamista che mira dritto al cuore della nostra società aperta.

Di fronte a una tragedia così feroce, il primo dovere è il lutto e la vicinanza totale alle vittime, ai feriti e a tutta la comunità queer tedesca e internazionale, colpita nella sua stessa incolumità mentre rivendicava il diritto di esistere nello spazio pubblico.

Il secondo dovere, urgente e politico, è rifiutare la cinica strumentalizzazione di questo orrore.

Lo vediamo già accadere: il corpo a corpo della propaganda cerca di usare il sangue delle vittime LGBTQ+ per alimentare discriminazioni, guerre tra minoranze o retoriche securitarie che non proteggono nessuno, ma servono solo a colpire chi fugge da quello stesso terrore.

Il fanatismo e l’estremismo sono nemici della vita, dei corpi liberi, delle donne e delle persone queer e di noi tutte/i, ovunque nel mondo.

Contrastarli significa pretendere giustizia e sicurezza senza cedere al ricatto dell’odio generalizzato.

La risposta di Berlino e di tutta l’Europa non sarà la paura, ma la ferma determinazione a difendere i nostri spazi, i nostri Pride e la nostra gioia come atto politico irrinunciabile.

Nessun passo indietro.

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CONTRIBUTOR

  • Valeria Manieri

    Classe 84, esperta di comunicazione e politica, Cofounder de Le Contemporanee. Lavora da anni con Radio Radicale e collabora con diverse testate, tra cui Io Donna - Corriere della Sera, Il Foglio e Milano Finanza.

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