le opinioni

Violenza di genere e bifobia.

Parliamo spesso di violenza di genere e le volte che lo facciamo tendiamo a focalizzare la questione attraverso un unico punto di vista: molestie alle donne, stupri, femminicidi. Come se il genere femminile non fosse soggetto a individuali discriminazioni interconnesse. In altre parole: le donne vengono aggredite in quanto tali o esistono delle aggravanti? Generalizzare non è mai utile alla risoluzione dei problemi.

Come ricorda spesso l’attivista e giurista Kimberlé Crenshaw, meritevole di aver coniato il termine “femminismo intersezionale” nel 1989, nessuna donna bianca subisce le medesime discriminazioni di una donna nera; lo stesso equivale per l’orientamento sessuale. Oggi parliamo di BISESSUALITÀ femminile e di come e perché le donne bisessuali subiscano un grado di violenza sorprendentemente alto rispetto all’eterosessualità femminile e al lesbismo.

Prima di tutto sfatiamo dei luoghi comuni sulla bisessualità. Al contrario di come suggerirebbe il nome, coniato addirittura nel XIX° secolo, l’orientamento Bi è un termine ombrello comprendente tutte quelle individualità attratte da due o più generi, non per forza identificabili nel classico binario uomo-donna; possono essere attratte romanticamente da un genere e sessualmente da un altro, infine si tratta di un orientamento vero e proprio, lungi quindi dal ridursi a pratica sessuale in sé, a sinonimo della threesome o della promiscuità.

Secondo il famoso Rapporto Kinsey, oggi datato e superato ma comunque il primo studio volto a delineare un ritratto reale della sessualità umana, la bisessualità sarebbe presente nella maggioranza degli individui, in particolare nelle donne. È ancora difficile per molte fare coming out come lesbiche, ma farlo come bisessuali comporta difficoltà non indifferenti che meritano di essere portate alla luce. Attenzione, non si vuole nel seguente articolo minimizzare alcun crimine d’odio sull’orientamento sessuale di nessun*. Ci concentreremo semplicemente su uno in particolare perché invisibile ai più.

L’odio, la diffidenza e l’avversione nei confronti delle persone bisessuali porta il nome di BIFOBIA, e il fatto che si riveli un termine semisconosciuto a tanti non fa che rafforzare il convincimento della sua invisibilità. Può palesarsi nella gelosia del tuo partner etero per le amiche con cui esci, nel timore di una di queste nel vederti sorriderle più del solito, nello sconosciuto che cerca di rimorchiarti sui social perché associa la tua dichiarata bisessualità a una libido compulsiva, e via così. La donna bisessuale viene quindi doppiamente sessualizzata: per l’identità di genere e per l’orientamento.

Grave testimonianza in territorio nostrano avvenne presso la Corte d’Assise di Firenze qualche anno fa, dove un gruppo di sette uomini accusati di stupro trovarono assoluzione e il giudice biasimò la condotta a suo dire “promiscua” della vittima, che in qualche modo avrebbe lasciato intendere consenso implicito ai suoi abusers. La condotta così intesa e descritta dal medesimo non era altro che bisessualità, ma egli non era evidentemente formato in merito. Per questo a maggio del 2021 la Corte di Strasburgo condannò l’Italia per non aver soccorso adeguatamente la vittima e per averla colpevolizzata senza motivo rivolgendole del sessismo (ma non bifobia).

Come abbiamo visto insomma, gli stereotipi sulla bisessualità sono ancora duri a morire. Ma come si spiega il numero imprecisato di donne Bi vittime di violenza? Secondo uno studio del 2017 condotto dalla Lehigh University infatti, il 50% delle donne bisessuali hanno subìto uno stupro e almeno il 75% hanno ricevuto una forma di molestia, tutte per via del loro orientamento. Numeri impressionanti, molto superiori a quelli rilevati dalle donne etero e dalle donne lesbiche.

Per lo studio, i fattori scatenanti sarebbero sostanzialmente tre:

1. il MAGGIOR CONSUMO DI ALCOL E DROGHE da parte delle donne bisessuali rispetto ad altre di differente orientamento. Se da una parte potremmo pensare a questa come una giustificazione al comportamento degli stupratori, dall’altra dobbiamo tenere conto che vivere in una società bifobica, dove all’interno della comunità lgbtqiapk+ stessa vieni discriminata e accusata di essere una confusa, una eterocuriosa o una promiscua, non è difficile immaginare il motivo per cui molte ragazze bisessuali preferiscono beverci sopra o farsi.

2. L’IPERSESSUALIZZAZIONE. Sappiamo come le donne lesbiche vengano spesso ridotte a mera fantasia eterosessuale maschile da categoria porno mainstream, eppure le donne bisessuali si scontrano con un’ipersessualizzazione davvero difficile da gestire e non paragonabile. Vieni vista come una donna perennemente eccitata ed eccitabile, sempre disponibile al contatto fisico, quindi il volere dell’abuser si sovrappone al tuo consenso, ai suoi occhi scontato.

3. La BIFOBIA SOCIALE. Come abbiamo detto all’inizio, la bifobia è un crimine d’odio e uno dei motivi frequenti per cui le donne bisessuali vengono violentate è per ristabilire la supremazia eteronormata, per correggere quella che tutt’ora viene considerata una confusione da “risolvere”, una malattia da guarire, una realtà da cancellare.

Le donne bisessuali sono donne e già questa è una discriminante. Immaginate quindi – parlando di intersezionalità – cosa debba passare una donna bi nera, trans e disabile? Per conoscere gli orientamenti e liberarsi da pericolosi stereotipi è necessaria la formazione nelle aziende e l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Servono percorsi mirati – come abbiamo visto – anche per le figure giuridiche, per le forze dell’ordine, per chi ha la responsabilità dell’insegnamento. Non è possibile invalidare e invisibilizzare l’orientamento sessuale di nessuna. Si tratta di un diritto umano inalienabile: rispettare la dignità altrui, specie se discriminata più volte.

LA PAROLA A VOI

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CONTRIBUTOR

Transfemminista, attivista lgbtqiapk+ e militante pro-choice, Lou è una persona transgender non binaria. Dopo la laurea in Beni Culturali ha iniziato a formarsi in gender studies, cultura queer, feminism and social justice. Ha conseguito un corso in Linguaggio e cultura dei CAV. Ha abbracciato la campagna "Libera di abortire" e collabora con diversi collettivi transfemministi. Fa attualmente parte di Gaynet Roma Giovani. È una survivor di violenza. Attualmente è content creator, moderatrice e contributor. Suoi obiettivi sono: continuare a svolgere formazione nelle scuole e diventare giornalista. 

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