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Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti

Il 19 giugno si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti armati, voluta dalle Nazioni Unite, per combattere questo crimine brutale che colpisce principalmente donne e ragazze. 

Purtroppo ogni anno assistiamo a crimini abominevoli, legati allo stupro, alla schiavitù sessuale, alla prostituzione forzata, alla gravidanza forzata, all’aborto forzato, alla sterilizzazione forzata o al matrimonio forzato, per citarne alcuni.

La violenza sessuale nei conflitti è una gravissima violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, utilizzata consapevolmente come mera strategia di guerra. Parliamo di una seria minaccia per la sicurezza collettiva e un’onta per l’umanità. 

Nelle guerre tra nazioni o nei conflitti interni, le prime vittime purtroppo sono sempre i più deboli: le donne, i bambini e gli anziani. Le donne, a causa della loro natura biologica, sono esposte ai rischi della procreazione e alle malattie trasmissibili sessualmente, mentre i conflitti spesso impediscono l’accesso ai servizi sanitari ginecologici. 

Sebbene molti sforzi in questo senso siano stati fatti, come la creazione di un apposito ufficio del Segretariato Generale delle Nazioni Unite per la violenza sessuale associata a situazioni di conflitto e di un network di agenzie internazionali impegnate su programmi paese specifici, questo agghiacciante fenomeno continua ad essere sottovalutato, complice anche il senso di vergogna che impedisce alle vittime e ai sopravvissuti di denunciare quello che hanno subito. 

In Ucraina, in Siria, in Afghanistan, sulle donne sta ricadendo tutto il costo economico e sociale delle guerre

Quanto sta accadendo alle donne ucraine scappate in Polonia, ad esempio, e rimaste incinte a seguito delle violenze da parte dell’esercito russo, è a dir poco tragico dato che viene negato loro il diritto all’aborto. A tal proposito nei giorni scorsi ho depositato un’interrogazione a mia prima firma rivolta al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio, proprio per chiedere in che modo l’Italia si stia adoperando per tutelarle.

Allo stesso modo non dobbiamo assolutamente spegnere i riflettori su ciò che sta succedendo in Afghanistan e soprattutto sulla condizione in cui versano le donne. Ricordo come il Parlamento, con una risoluzione approvata lo scorso agosto a prima firma Marta Grande, deputata del MoVimento 5 Stelle e Presidente della delegazione parlamentare presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, abbia impegnato il Governo a continuare ad adoperarsi affinché il Governo afghano promuova la protezione dei diritti umani e in particolare delle donne in Afghanistan garantendo loro un’adeguata protezione dagli attacchi.

Da parte nostra risulta cruciale contribuire a contrastare la violenza sessuale nei conflitti, lavorare per accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica ed onorare le vittime di tali crimini.

La lotta all’impunità per i crimini sessuali è un aspetto centrale per portare avanti strategie di deterrenza e prevenzione e per risarcire le vittime.

Ritengo quindi fondamentale che la comunità internazionale accompagni la fase decisiva di ricostruzione di ciascun paese esigendo che le donne occupino un posto al tavolo dei negoziati e in tutti gli strumenti civili e politici che vengono istituiti a livello parlamentare, governativo, amministrativo o di rappresentanza internazionale. 

Dobbiamo impegnarci con coraggio e fermezza per riconoscere il ruolo delle donne nei processi di pace e nella risoluzione dei conflitti

Adesso è tempo di dire basta e cominciare a scrivere un’altra pagina di Storia.

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CONTRIBUTOR

Maria Edera Spadoni è parlamentare dal 2013, Vice Presidente della Camera dei Deputati dal 2018. Si occupa soprattutto di donne, pari opportunità ed è attiva nel contrasto alla criminalità organizzata. Ha conseguito una laurea in lingue e letterature straniere moderne e un master in cooperazione internazionale, finanza e sviluppo. E’ stata membro del Consiglio d’Europa, commissione uguaglianza e non discriminazione, dal 2013 al 2018. E' membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari e Presidente del Comitato Permanente sull’Attuazione dell’Agenda 2030 e gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Fa parte dell'Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità della Camera dei Deputati.

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