Irene Montero, il femminismo al governo in Spagna

La chiamavano “la cattolicissima Spagna”, è un Paese che è stato tradizionalmente molto conservatore, ma il vento in Europa è in continua evoluzione. Da questo cambio di rotta nascono figure come Irene Maria Montero Gil, classe 1988, laureata in psicologia e deputata nonché ministra dell’uguaglianza nel governo iberico, a guida PSOE e Unidas Podemos. Quest’ultimo, il cui nome è stato modificato di recente, sta per “Unite possiamo” e porta avanti diverse istanze femministe.

Irene Montero, dopo la laurea ha proseguito il suo percorso con un master e un dottorato e, a soli vent’anni ha perso il padre, nel 2018, anno in cui ha dato alla luce i primi due figli, gemelli, avuti dall’attuale vicepresidente spagnolo Pablo Iglesias Turriòn. Le sue battaglie per i diritti sono iniziate durante l’adolescenza e anzi per proseguirle ha rifiutato la chiamata dell’Università di Harvard, guadagnandosi da vivere come cassiera in un centro commerciale.

“Non dimentico da dove vengo” è il suo mantra che la rende un esempio per tante, sia sui social (dove ha più di 270mila follower) che dietro i banchi delle istituzioni. Nei discorsi parla al plurale, a nome della comunità che rappresenta esprimendosi su temi scottanti come la violenza di genere e l’interruzione di gravidanza. In questo la sua formazione accademica diventa determinante perché vede situazioni attinenti alla maternità o alla sessualità in una prospettiva puramente umana.

Ricorda spesso come la Spagna abbia un’importante rappresentanza femminista all’interno del governo e come viceversa il movimento stesso sia la cosa migliore che possiede il Paese. Ogni giorno deve misurarsi con difficoltà quali la bassa percentuale di donne che denunciano abusi (solo l’8%) e lei stessa ammette di essersi sentita inferiore o impotente in alcune situazioni. Filosofia, leadership e militanza sono tre parole chiave che vengono in mente leggendo il suo “cursus honorum”.

Intanto, nel contesto in cui opera, permangono degli stereotipi legati a un immaginario maschilista che è stato a lungo nelle stanze del potere. Adesso è necessario riallinearsi, fosse anche solo per tenere fede all’Agenda 2030 e all’obiettivo 5, quello sulla parità di genere. Così la Spagna, da Paese tradizionalista, è diventato uno dei più femministi d’Europa e nella strada aperta da Irene Montero, ci sono altre ministre come Carolina Darias, che guida il dicastero della Sanità e si è battuta per la gratuità del trattamento per la fertilità femminile.

Progetti concreti come l’Osservatorio statale sul femminicidio voluto dalla ministra Montero che lavora in stretta sinergia con Victoria Rossell, delegata del governo per la violenza di genere. L’idea è di creare un archivio consultabile relativo ai fatti di cronaca e nella fattispecie ai femminicidi che diventano così tangibili. Un’opera che è in continua espansione e che guarda alle esigenze di uomini e donne, ad esempio con l’estensione, nel gennaio 2021, del congedo di paternità, fronte su cui si dibatte molto in Italia cercando strade e soluzioni.

Il profilo di Ilaria Montero si inserisce nella rassegna che stiamo portando avanti sulle Contemporanee travalicando anche i confini del nostro continente nel raccontare ad esempio  Penny Wong, ministra degli esteri in Australia. “Tipe toste” che hanno tracciato la strada, ora bisogna solo seguirla.


Foto di La Moncloa da flickr

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CONTRIBUTOR

Emanuele La Veglia è giornalista professionista, scrive di empowerment femminile per Vanity Fair e altre testate. Sul tema è intervenuto in webinar, eventi e attività di formazione. Classe ’92, ha vinto diversi premi nazionali ed è molto attivo nel sociale. Per Rcs ha curato un volume sulla figura di Coco Chanel.

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