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L’Iran ha le mani velate di sangue.

La rivoluzione khomeinista del 1979 ha portato in Iran una serie di stravolgimenti politici, sociali e culturali: il passaggio dalla monarchia alla Repubblica Islamica Sciita ha visto l’ascesa della legge coranica sulle vite dei cittadini iraniani, implicando soprattutto per le donne una serie di obbligazioni stringenti. Fra queste, l’obbligo di coprirsi i capelli e indossare abiti lunghi e larghi per mascherare la propria figura. Chi trasgredisce non solo rischia un rimprovero pubblico, ma anche le multe, l’arresto – o la morte. 

Mahsa Amini, infatti, è morta dopo essere entrata in coma. L’irreversibile stato di incoscienza è stato raggiunto durante la sua detenzione controllata dalla polizia morale iraniana. Le forze dell’ordine hanno dichiarato che la cittadina iraniana di appena 22 anni è stata colta da malore mentre aspettava insieme ad altre donne detenute in una stazione di polizia della moralità dove sarebbero state poi “educate”, ma gli stessi parenti di Amini hanno negato che la giovane soffrisse di problemi cardiaci. 

Decenni dopo la rivoluzione, le donne iraniane continuano a ribellarsi e a esprimere la propria libertà come possono – disposte a rischiare la propria vita. Cittadine di ogni età sfidano quotidianamente i governanti clericali indossando cappotti aderenti e lunghi solo fino alle cosce oltre che sciarpe dai colori estremamente vivaci e spinte all’indietro per mostrare i propri capelli. 

Già lo scorso luglio, attiviste iraniane per i diritti civili e le libertà avevano esortato le proprie compagne a togliersi pubblicamente il velo nella “Giornata nazionale dell’Hijab e della castità”, consapevoli che avrebbero rischiato l’arresto per aver sfidato il codice di abbigliamento islamico, ma pronte ad accettarlo al fine di lottare per il proprio corpo e la propria autodeterminazione. Ed è con questo stesso spirito che moltissime donne iraniane stanno condividendo sui propri social video in cui si tagliano i capelli e bruciano l’hijab in segno di protesta per la morte di Mahsa Amini. 

L’accaduto ha riacceso un faro sulla condizione delle donne iraniane, spingendo anche i rappresentanti delle istituzioni americane ad intervenire: un portavoce del consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, infatti, ha denunciato l’accaduto rivendicando la necessità di individuare le “responsabilità nella morte di Mahsa” e chiedendo venga posta fine alla violenza contro le donne in Iran che esercitano le loro libertà fondamentali. 

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  • Vittoria Loffi

    Vittoria Loffi è studentessa universitaria e attivista femminista. È autrice del podcast “Tette in Su!” prodotto per Eretica Podcast e fra le coordinatrici della campagna nazionale “Libera di Abortire” per un libero accesso all’aborto in Italia. Contributor e presenza attivissima de Le Contemporanee.

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COMMENTI

Una risposta

  1. Si può torturare ed uccidere una ragazza solo perchè ha lasciato fuori una ciocca di capelli da un velo opprimente che avviliva vergognosamente la sua fresca natura di donna?
    IN IRAN, che un tempo era la civilissima Persia, OGGI PURTROPPO SI PUÒ.

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