Memo

Lettera alla Signora Presidente Giorgia Meloni

Roma, lì 15 marzo 2023

Gentile Presidente Meloni,

Le scriviamo per toccare la sua mente e avere per qualche istante la sua attenzione. Questa è una lettera che Le inviamo con speranza e ci auguriamo ci scuserà se le parleremo con estrema franchezza e in modo diretto, senza troppe formalità, ma con enorme rispetto per il ruolo che ricopre e per la determinazione che la caratterizza.

Il tema che ci spinge a scriverle privatamente, al di là delle iniziative pubbliche già intraprese e che continueremo a intraprendere, é la fiducia che riponiamo nella sua capacità di analisi e strategia per il Paese e per talenti che l’Italia custodisce.

Lei ha una responsabilità enorme come Premier, come madre e come donna: incoraggiare il cambiamento culturale e sociale, ma soprattutto economico in atto, nonostante resistenze e venti contrari.

Ha la possibilità con il suo potere decisionale di continuare il faticoso lavoro che il Presidente Draghi aveva appena iniziato su un tema che dovrebbe trovarci tutte unite, quello della parità di genere applicata a numerosi ambiti economici e istituzionali. Con il PNRR e non solo.

Le donne non sono un blocco monolitico, esistono modi diversi che ciascuna di noi ha di esprimere capacità, potere, come pure sensibilità femministe o meno che caratterizzano le cittadine di questo Paese. Questa é certamente una ricchezza, anche perché le donne non sono “una categoria”, ma la maggioranza di questo Paese. Tuttavia su certi argomenti e urgenze occorre fare davvero fronte comune.  Specialmente in un periodo politico istituzionale particolare, in cui si aprono dei varchi per alcune, anche se non ancora per tutte.

Chi sta in alto apre volontariamente o involontariamente la strada anche alle altre. Chi sta più in alto ricorda la fatica costata arrivare fino a lì e potrebbe provare a semplificare le cose per le altre. Almeno per giocare con regole pari e non dispare, come spesso accade nella società, nell’economia, nella politica, nell’impresa e altrove.

Le facciamo un esempio concreto, che è il motivo della nostra lettera: la probabile sparizione nel nuovo testo per gli appalti pubblici del cosiddetto” bollino rosa”, ovvero un requisito premiale per le aziende che rispettino le regole definite alla fine del 2021 con la legge 162 in riferimento alla Certificazione di Parità di genere ai sensi dell’articolo 46 bis del DLgs 198/ 2006, certificazione della quale il decreto del dipartimento Pari Opportunità del 29 aprile 2022 disponeva i parametri.

Lei non crede nella disparità di genere e il suo Governo ha come obiettivo la natalità e il tasso di sostituzione. Obiettivo impossibile da raggiungere, come dimostrano innumerevoli studi, se non si incentiva l’occupazione femminile. Obiettivo inafferrabile se non si incoraggiano le aziende, con una premialità e vantaggi fiscali, ad impegnarsi ad assumere più donne, come è previsto dalla certificazione. 

È un ragionamento strategico che il suo predecessore, Mario Draghi, ha individuato, destinando dieci milioni di euro, come uno dei percorsi praticabili efficacemente per convincere le famiglie che è possibile dare un futuro economico ai propri figli e quindi scegliere di averne.

Diciamo che gli uomini e le donne sono uguali (non è vero) a parità di meriti e competenze, ma se non ci sono due stipendi in casa, comunque, difficilmente si sceglie di fare un secondo figlio. 

Lei, Signora Presidente, sa meglio di noi che il tasso di sostituzione passa solo al secondo figlio. È un Paese che disincentiva in ogni modo possibile la natalità e la felicità di ogni individuo, senza parlare di tutte quelle coppie che non possono avere figli per diverse condizioni, in uno Stato che per cultura e per legge ostacola in molti modi il ricorso a tecniche di fecondazione assistita o all’adozione, che nega la genitorialità a donne single e famiglie di diversi tipi che si organizzano come vogliono o come possono. Anche di questo, meglio presto che tardi, in modo pragmatico e non ideologico, dovremo discutere tutte insieme.

Un Paese che vuole crescere e prosperare ha bisogno di molte cose diverse. Ha bisogno di unione degli intenti. Di apertura mentale. Di conciliazione. Di condivisione e altro ancora. Serve un cambio di cultura e paradigma. Servono servizi. Ma serve soprattutto il lavoro. Occorre spalancare porte e finestre ovunque sia possibile per fare entrare aria nuova. Per consentire alle tante donne di talento di pareggiare i conti. O di sparigliare le carte.

Il Paese non può correre una maratona su una sola gamba. Diventa faticoso, estenuante, inutile. 

Lei oggi è al comando: alcune le rimproverano di essere omologata a modelli maschili, di esercitare una leadership femminile che non apre le porte ad altre con misure concrete nel mondo del lavoro e nella carriera. È supportata -ci consenta una piccola ironia- da cosiddetti maschi alfa.

Sa bene a cosa ci riferiamo, e sappiamo bene che non è mai stata e probabilmente mai sarà in una posizione semplice. La politica è mestiere complesso. Presidente, Lei è una mente intelligentissima e strategica.

Sparigli le carte, Lei per prima e non solo i cosiddetti pronostici elettorali. Metta in atto il cambiamento duraturo, ciò che altri non si aspettano che faccia. Apra porte e finestre.

Non potrà che giovarle, ci creda.

Si occupi di questi temi, così come di temi da cui appare culturalmente o politicamente lontana. Lei può farlo. Ne ha le capacità e sospettiamo anche la sensibilità.

Abbia coraggio. Se lo avrà, tante di noi saranno al suo fianco sulle cose che ci uniscono, che non sono poi così poche.

Inizi con un gesto concreto e forte, fermando questa versione del codice degli appalti: faccia diventare le aziende protagoniste e motrici di una svolta economica e culturale a vantaggio di tutti/e come aveva immaginato Mario Draghi, che certo non era esattamente un femminista, ma una persona capace ed intelligente sì. 

Qualunque cosa Lei abbia realizzato e realizzerà, come madre sa bene che l’unica cosa che veramente conterà alla fine sarà il giudizio di sua figlia e di chi verrà dopo, ovvero il mondo che noi tutte, ognuna nelle proprie differenze, consegneremo alle bambine e ai bambini del presente e del futuro.

Ci auguriamo che Lei possa dire: ho cambiato le vite delle famiglie, ho dato serenità e stabilità economica, ho dato un futuro sostenibile e inclusivo, ma soprattutto ho creato valore a lungo termine con una maggiore redditività. Ho cambiato la vostra vita regalando a tutte e tutti (non importa se di destra, di sinistra, di centro, in alto o in basso) i una Italia migliore, più produttiva e soprattutto più equa.

Non perché una sola ce l’ha fatta, ma perché molte, o forse tutte, hanno potuto fare ciò che il proprio talento aveva in serbo per esse. 

Per le aziende sarà uno sforzo impegnarsi a raggiungere il 30% di presente femminili, ma sarà il vero cambiamento sociale ed economico. Le obiezioni dei suoi alleati (maschi, che spesso non hanno gli strumenti o la volontà o la pazienza per comprendere la questione fino in fondo o che la relegano alle seccature delle “solite femministe”) sono pretestuose e inconsistenti. Il Ministro Salvini ha dichiarato “non costringiamo le imprese a più burocrazia e costi” ignorando che Unioncamere ha investito 800.000 euro per aiutare le piccole imprese e che il vantaggio fiscale può raggiungere 50.000 euro l’anno per chi si certifica, ma soprattutto che si va a bando con aziende omologhe, che hanno le stesse difficoltà e quindi chi si impegna volontariamente ad accreditarsi deve avere un vantaggio nei bandi pubblici, senza dimenticare la possibilità prevista di deroghe.

Anche l’Europa ha messo nei bandi per il PNRR la gender equality come requisito (con un aumento del PIL pro-capite stimato al 9,6 % in proiezione) ben delineato nel Next Generation EU e l’Italia è penultima sul fronte del tasso di occupazione femminile negli Stati UE, per non parlare del Mezzogiorno.

Bisogna essere coraggiose, determinate, lavorare con audacia per il futuro e non per il consenso immediato, autentiche, ma soprattutto occorre lavorare per il Paese e non per la propria parte politica.

Entri nella storia. Per molti è già così, Lei è la prima donna premier, ma per essere ricordata non come un’occasione persa di una donna sola al comando, deve essere una vera changemaker. Faccia in modo che nella sala degli specchi il suo ritratto sia guardato nel tempo con la stessa ammirazione e stima di quelli delle nostre costituenti. Noi glielo auguriamo e lo auguriamo a tutte le donne in Italia, italiane o non ancora italiane. Alle donne europee. 

Dal CSW a New York arriva la notizia che ci vorranno altri 300 anni per superare il gender gap. Molte erano lì, tutte le più grandi associazioni a testimoniare il proprio lavoro, mentre in Italia si arretra, dopo anni di lotte femminili e c’è una donna al comando.

Tre anni fa scrivevamo al Presidente Conte con il movimento “dateci voce “per far entrare più donne nella commissione Colao e ci siamo riuscite

Due anni fa con Obiettivo 62% rilanciammo, Soroptimist, Fuori Quota, Le Contemporanee, con i ministri del governo Draghi appena insediati, le donne come priorità trasversale e l’occupazione femminile come rilancio nazionale per i fondi del PNRR e ci siamo riuscite. Fu rilanciato da tutti i quotidiani nazionali e fu foriero di iniziative successive con il più grande quotidiano nazionale italiano, il Corriere della Sera, per raggiungere l’Obiettivo 5, dell’agenda 2030 Onu.

Come vede siamo tipe toste, che non si danno per vinte facilmente e che cercano il dialogo costruttivo con qualsiasi Governo e qualsiasi Premier.

Quest’anno le reti femminili hanno indetto una conferenza stampa alla Camera, fatto audizioni alla Camera e al Senato per evidenziare che non si tratta di un bollino rosa formale, ma un cambiamento strutturale e sistemico con un impegno sostanziale, che potrebbe portare ad una svolta economica a vantaggio di tutti/e.

Non ci ignori. Ci incontri. Parliamoci. Facciamo insieme la differenza.

Le porgiamo i nostri saluti con tutto il rispetto per il suo ruolo istituzionale e con speranza

Mariolina Coppola, Sarah De Pietro, Valeria Manieri 

Le Contemporanee 

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