le opinioni

Johnny Depp, Amber Heard e il vittimismo delle donne

Care Contemporanee,
ora a mente fredda vorrei porre una domanda: ma le donne possono ancora avere torto?

Il dubbio mi è venuto dopo che si sono scatenate le polemiche a livello planetario sulla sentenza di una decina di giorni fa sul caso Johnny Depp-Amber Heard. La quale sentenza, senza scendere nei dettagli, ha dato ragione a lui: Amber lo ha diffamato, ha detto su di lui cose cattive e lo ha danneggiato. E lo dovrà risarcire.

Le dinamiche interne al processo, gli avvocati di grido, eccetera, in questo contesto mi interessano poco: il discorso varrebbe anche se il verdetto fosse stato diverso, visto che, si sa, le cose sono sempre più complicate di come appaiono. Però su questo processo e sulla sentenza ho sentito commenti negativi e sconsolati da parte di donne autorevoli, e ho sentito dire che è uno schiaffo per tutte le donne, un ritorno al passato rispetto alle conquiste del #metoo. Bene, io non credo affatto che sia così. Anzi, senza per questo fare alcun credito a Johnny Depp (che in passato si è certamente comportato in modo violento e maschilista), ritengo che questa sentenza, proprio per la sua popolarità mediatica, potrebbe servire al femminismo, e a tutte le donne.

Innanzitutto stabilisce che le donne non sono una specie protetta”, a cui bisogna dare sempre ragione. Molte donne, consce del fatto che nella nostra cultura (e anche in molte altre) la loro opinione non era mai presa debitamente in considerazione, hanno combattuto per fare sentire la propria voce. Giustissimo. Purtroppo il problema è tutt’altro che superato, ma non lo sarà affatto se lo status delle opinioni e delle dichiarazioni di una donna non saranno finalmente considerate di importanza e valore PARI a quelle dei maschi. Non inferiori. Ma neanche superiori. Perché altrimenti si metteranno in atto dei comportamenti per aggirare il presunto “privilegio”.

Per esempio, i maschi si metteranno d’accordo tra di loro prima di confrontarsi con le donne, per timore di non poter dare loro torto. Oppure le eviteranno, (come in alcune circostanze già succede), se temono che in un confronto tra due versioni dei fatti, la versione di una donna sia più ascoltata di quella di un uomo. Insomma non vogliamo, vero, che un uomo ascoltando il parere di una donna pensi “come fare a darle torto senza sembrare misogino”, invece che ascoltare seriamente quello che l’altra dice? Ma questo rischio esiste.

Il secondo aspetto è che anche le donne possono essere “cattive”. E anche qui il senso è di una portata enorme (benché a persone di buon senso possa apparire scontata). Non siamo angeli, come proponeva il movimento poetico del Dolce Stil Novo, che naturalmente distingueva tra donne angelicate e donne-diavoli, che erano quelle che i poeti frequentavano nella vita di tutti i giorni. Stessa cosa anche nelle religioni, basta vedere l’ovvia divisione di ruoli tra Eva e la Madonna nella religione cristiana. Invece, anche le donne sono esseri umani, con le loro debolezze e storture.

Statisticamente sembra che apportino danni meno catastrofici alla storia dell’umanità, visto che si sono sempre tenute abbastanza lontane dalle guerre, e anche le carceri le hanno viste varcare la soglia delle porte a sbarre in percentuale ridotta rispetto all’altro sesso. Però anche le donne possono essere orribili, cattive, mentire e fare del male. E qui vorrei fare un accenno all’ultima madre-assassina, la mamma di Elena Del Pozzo, a Catania. Nella storia di madri che hanno ucciso i figli ce ne sono tante. E non mi venite a dire che sono anche loro vittime, perché se no ricominciamo a girare nel circolo vizioso del vittimismo.

Un giorno andrà affrontato anche il discorso se anche gli uomini violenti, in fondo, non siano vittime , vittime della loro educazione sbagliata della loro fragilità mentale, di modelli stupidi, delle loro paure, degli abusi che hanno magari subito da piccoli, o vittime di donne cattive, perché no? Ma qui per ora mi fermerei.

Anche le donne, dicevamo, possono essere colpevoli. Quindi sono soggette alla Legge, perché sono esseri umani, non angeli, ma neanche minus habens (come alcuni sistemi legali le ritengono). E questo non è un riconoscimento da poco.

Terzo punto: le donne non sono vittime predestinate. Possono subire comportamenti insopportabili, ma non è scritto nel loro destino. Possono, e devono, liberarsi dal ruolo di vittima con la V maiuscola, e allo stesso tempo possono e DEVONO liberarsi della figura rovesciata, necessaria alla vittima: colui che la dovrebbe proteggere. Se io ho paura di essere una vittima dalla mattina quando mi sveglio alla sera quando dormo, non mi resta che fare la suora di clausura o cercarmi qualcuno che mi protegga. Ma se NON siamo VITTIME, non abbiamo bisogno di un PROTETTORE, se non nella forma di una Legge che punisce chi tratta l’altro come una vittima. Torniamo sempre al punto d’inizio: i ruoli uccidono l’individualità dell’essere umano e, proprio quando sembrano metterlo su un piedistallo, gli tolgono umanità. La Donna su un piedistallo non è un TU, ma un LEI, non è un vero soggetto, ma un essere distante e poco piacevole per i comuni mortali (uomini?).

Il femminismo un tempo lo diceva con uno slogan tanto semplice quanto desueto: né puttane, né madonne. Lo abbiamo dimenticato?

Ecco, credo che la sentenza Depp-Heard, pur nella sua frivolezza, possa spingerci a riflettere su tutto questo. Possa essere interpretata perfino come una occasione per allontanare le donne dagli stereotipi che le soffocano. E ci costringa a contemplare le strade perverse che spesso seguono i comportamenti culturali: prendendosi la rivincita, crudelmente, sui nostri faticosi tentativi di rendere il mondo un posto migliore. Per uomini e donne.

LA PAROLA A VOI

7 Responses

  1. Il mediacivico é aperto a tutte e tutti ed é il luogo in cui dibattere civilmente di ogni tema e sfumatura senza censura o tabù.
    Chiunque vuole può anche scrivere un contributo da pubblicare contattandoci alla mail info(at)lecontemporanee(dot)it.

  2. Ho letto pochissimi commenti favorevoli ad Amber Heard sui social. Era già stata bollata come str…. dall’inizio. Come persona che volesse ottenere per forza qualcosa: denaro, pubblicità o attenzioni, a seconda del commentatore. Quasi nessuno che prendesse seriamente in considerazione la sua situazione, la possibilità che avesse davvero subito quel che diceva. Oserei dire 85% pro Johnny Depp. Altro che vittimismo. Magari lui è un santo eh

    1. Cara Maria Elena,
      …Magari lui è un santo…. o Johnny poverino…. questo io non l’ho mai detto né pensato, anzi ho scritto che non faccio alcun credito a Depp, il quale già in passato era stato giudicato come violento e maschilista. Non entro neanche nel merito del processo, perché non è quello che mi interessa. Né ho bollato la Heard come stronza, figuriamoci. Io ho posto solo una domanda, dopo avere sentito che questa sentenza aveva fatto dire ad alcune femministe e commentatrici (soprattutto in Gran Bretagna e negli Usa), che era un colpo al #metoo e un passo indietro per tutte le donne,. La mia domanda è semplicemente: una donna può avere torto, senza che questo offenda tutte le altre? Lei ha ragione a dire che alle donne, nella nostra società (ma anche in tutte le altre), viene dato sempre torto, ma è proprio su questo che io ho cercato di sviluppare un ragionamento che ci aiuti ad uscire dalla prigione degli stereotipi. Se alle donne di solito si dà torto “a priori”, noi non possiamo però pretendere di “avere ragione a priori”. Sa quanti uomini sostengono, come se avessero scoperto l’uovo di Colombo: “alle donne bisogna dire sempre sì”? Significa che ciò che le donne dicono non conta nel merito, mai. Dare sempre ragione o sempre torto, a prescindere, o prendere un caso per giudicare metà del genere umano, è appunto un modo di non confrontarsi “alla pari”. Ciò che io affermo è che, se le donne vogliono uscire dagli stereotipi, devono imparare a confrontarsi alla pari. E costringere anche gli uomini a considerarle tali. Naturalmente, così possono avere torto, o comunque “perdere”. Ma è l’inevitabile prezzo della parità. Siamo disposte a pagarlo?

  3. Le donne in questa società hanno torto ogniqualvolta si muovono, prova ne sia il fatto che Amber era GIÀ STATA GIUDICATA colpevole da molta gente anche prima della sentenza… E Johnny POVERINO trascinato in tribunale, non aveva mica fatto niente lui… Le donne hanno torto se vogliono lasciare il compagno non ottemperando al dovere patriarcale ma volendo fare la vita che vogliono loro… E potrei continuare ma lei conosce già la nostra condizione… Io parlo da super fortunata (per ora) ma non dimentico tutte le altre!!!

  4. Questo articolo dovrebbe essere fonte di profondo imbarazzo, in primis per il blog ma anche per l’autrice, che evidentemente non conosce l’argomento di cui tratta. Mi permetto di rispondere a questa insulsa sfilza di cliché intrisi della misoginia più spicciola non con mie opinioni tirate fuori dal cappello a mo’ di mago ma con dei fatti facilmente verificabili da chiunque ne abbia voglia.
    Depp non è stato “assolto” dalle accuse di abuso, anzi è stato condannato nel processo per diffamazione da lui intentato contro il tabloid The Sun nel Regno Unito nel 2020 che lo aveva definito un “wife beater”. Heard partecipò in quel processo solo come testimone a favore del giornale portando all’attenzione del giudice quattordici istanze di gravi abusi fisici da lei subiti da parte del marito. Il giudice ritenne queste prove schiaccianti, e inoltre riscontrò che intorno alla figura di Depp si sviluppava una fitta rete di persone (assistenti, avvocati, medici e psicologi) che avevano collaborato a nascondere gli abusi, contribuendo anche a questi ricorrendo sia a metodi manipolatori sia prescrivendo farmaci a Heard per scoraggiarla dal denunciare. Avendo perso questo processo, Depp ha proceduto a fare causa a Heard nello stato americano della Virginia, dove il processo si sarebbe potuto tenere a porte aperte e con giuria popolare, che non è stata neanche tenuta ad astenersi dal leggere giornali, andare su internet etc prima di ritirarsi per decidere la sentenza. Questo ha creato un perfetto teatro della misoginia, in cui avvocati, giornalisti e bot artificiali hanno potuto infangare la reputazione della vittima. Sicuramente Heard non è stata ‘la vittima perfetta’, anzi si è difesa sia a voce che fisicamente dall’uomo che abusava di lei. Ha documentato gli abusi e ha testimoniato contro il marito in tribunale, non una bensì due volte. Questo la rende moralmente uguale al marito, il quale dall’alto del suo status, patrimonio finanziario, età nettamente superiore e privilegio maschile cercava di annientarla? La logica ci dice di no. L’idea che le donne siano bugiarde, isteriche, cattive, che creino cospirazioni e intrighi per ‘distruggere’ uomini rispettabili non è l’idea brillante e innovativa che ci vuol far credere l’autrice di questo articolo, bensì la base epistemologica e culturale di come la violenza domestica viene affrontata nella nostra società. Spero vivamente che la prossima volta che il blog voglia affrontare un tema così delicato si affidi a persone preparate sull’argomento, o almeno con un po’ più di empatia e meno spocchia e ignoranza.

    1. Cara Antonia Belli,
      lei rifiuta i cliché ma, come è umano, ne è la prima vittima. In primo luogo parla di “imbarazzo”, che è un argomento secolare per zittire le donne, le quali quando sostengono degli argomenti un pochino eccentrici, chissà perché dovrebbero provare imbarazzo. Ma andiamo oltre. Lei entra nel merito del processo, e dei precedenti processi che Depp aveva subito anche in Gran Bretagna. Ma io non ho affrontato minimamente la questione, anzi ho liquidato Depp come violento e maschilista, proprio perché certe cose sono ben note. E’ vero che tradizionalmente le donne sono considerate intriganti, isteriche e bugiarde, ma è anche vero che noi spesso tendiamo a rovesciare questo assunto pari pari, come una bella frittata: per cui le donne ora avrebbero sempre ragione. Il punto che ho cercato di sollevare, molto modestamente, era proprio questo: non è accettabile che il fatto che, poiché un tribunale ha torto a una donna (mediaticamente rilevante), significa che tutte le donne che denunciano violenze sbagliano. Non c’è nessun colpo al #metoo da questa sentenza. Il movimento del #metoo ha avuto tanti meriti, ma può essere anche criticato. In alcuni casi certe denunce possono anche essere sbagliate, controproducenti, (guardi, so di farla arrabbiare: a volte perfino ridicole). Noi donne, e allo stesso modo gli uomini, questo è quello che cerco di sottolineare, devono imparare a confrontarsi alla pari. Anche a costo di perdere il confronto. Non è facile: nella nostra vita lavorativa tutte noi abbiamo provato quanto sia difficile e frustrante. Ma per me è peggio se il risultato è un uomo che dice: “Io con una donna non ci discuto neanche”. Quanto all’empatia, non ho mai sentito nessuno che, in un ragionamento, la chieda a un uomo. Ulteriore cliché

      1. Dato che la sua tesi è che le donne debbano smettere di sentirsi ‘vittime’ trovo assurdo che lei mi accusi di criticare il suo articolo solo perché scritto da una donna (sulla base di cosa?). Il movimento MeToo ha sicuramente molteplici criticità, che in molti hanno già esposto, ma mi sembra ovvio che un processo farsa eseguito senza il minimo rispetto delle più basilari regole deontologiche non possa offrire nessuno spunto di riflessione a riguardo se non che un sistema lasciato alla deriva ritorna sempre al suo stato di inerzia: gli uomini difesi a spada tratta anche di fronte all’evidenza e le donne che denunciano abusi guardate a prescindere con diffidenza e sospetto. Senza contare che questo processo non è affatto ‘frivolo’ come da lei scritto, ma avrà un valore giuridico nel sistema statunitense che si basa sul principio di ‘precedent’, esponendo tutte le vittime di abusi domestici a possibili processi per diffamazione, e anche questa è un’informazione facilmente accessibile e fondamentale da aggiungere a qualsiasi articolo che tratti questo argomento. Entrare nel merito della questione prima di formulare e ed esporre una conclusione su un forum pubblico dovrebbe essere il minimo. Riguardo al rischio da lei percepito che gli uomini possano rinunciare al confronto con le donne a seguito del MeToo dico solo questo: quanto tempo passiamo a pensare a uomini ipotetici, e quanto poco alle donne in carne ed ossa.

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CONTRIBUTOR

Angela Padrone è una giornalista che si sente molto anche un'antropologa. E' laureata in Filosofia e si è formata seguendo studi di Storia e soprattutto Antropologia Culturale. Per una vita ha lavorato al Messaggero. Ha scritto libri sui giovani, il lavoro e le donne: "Precari e Contenti", "La sfida degli Outsider", "Imprese da Favola", tutti con Marsilio. Come hobby nuota e insegna i Vini del Mondo per il Wine and Spirit Education Trust.

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